tre tipi di capitano

Dopo qualche esperienza per i mari, mi viene da classificare tre tipi di Capitano, escludendo quelli che lo fanno per lavoro. Ognuna di queste tre specie ha generalmente un equipaggio standard.
Il primo tipo è quello dell’uscita di poche ore dal porto di casa. Ha generalmente a disposizione un equipaggio energico e volenteroso, che ci tiene a fare bella figura ai suoi occhi. Quando rientra in porto tutti si prodigano a dare una mano a sistemare, sperando di essere chiamati per la prossima uscita o addirittura per la regata di circolo tra un mese.

Capitano numero due

Il secondo è il Capitano che affronta con amici e conoscenti una crociera di pochi giorni, magari in terre straniere e lontane come Croazia e Grecia. L’entusiasmo dell’equipaggio è focalizzato generalmente sulla fauna locale, sui bar da frequentare la sera e le rade in cui farsi gigabite di selfie da inviare a indifferenti amici in patria. Si intravede già una certa tendenza da parte di alcuni membri della ciurma a dare consigli spassionati sugli approdi migliori per la serata mondana, in totale noncuranza delle previsioni meteo. Direi che ancora la situazione è tollerabile da parte di un esperto Capitano, che diplomaticamente può far valere le proprie scelte. In ogni caso i legami di amicizia e la brevità dell’esperienza inibiscono scontri frontali tra il volere della ciurma e la legge dettata dal Capitano.



Capitano del terzo tipo

Il terzo tipo di Capitano è quello che decide di fare una lunga traversata o crociera in equipaggio. Anche se ha l’accortezza di imbarcare solo neofiti della vela, con tutte le conseguenze del caso, dopo pochi giorni avrà comunque il piacere di ascoltare consigli mai richiesti su tutto lo scibile nautico. È sbalorditivo come la gente apprenda in fretta a rompere le balle su argomenti di cui fino a ieri non sapeva neanche l’esistenza. Si troveranno facilmente almeno un paio di individui pronti a suggerire di aumentare la velatura perché la velocità è scesa già da qualche secondo sotto i sette nodi. Del resto loro sono a bordo non per assaporare i piaceri della navigazione, ma per arrivare prima (di che?) e poi una volta a terra annoiarsi a morte al bar. I primi giorni il Capitano sarà indifferente, passerà come al solito ore a guardare il mare, il cielo, i gabbiani, i cirri e la luna. Da questi elementi sarà in grado di capire se il vento aumenta o cala, o almeno gli piacerà farlo credere e crederci. Ed ecco che il primo che passa vicino alla ruota del timone se ne viene fuori con un: «non siamo un po’ troppo sbandati?». Ma lui che ne sa di cosa vuol dire essere sbandati? Il Capitano ha percorso decine di migliaia di miglia, affrontato marosi e venti inimmaginabili e ora questo gli dice che secondo lui siamo troppo sbandati? In ogni caso siamo ai primi giorni dell’avventura, il Capitano è carico di pazienza e perdona con il silenzio l’ingenuo suggerimento.

tre tipi di capitano

Tempi duri per chi comanda

Col passare dei giorni il silenzio del Comandante viene interpretato come un invito al consiglio gratuito, e, forti dell’esperienza che stanno maturando, i più audaci si prodigano in pareri folli e del tutto contrastanti. E’ generalmente questo il periodo più duro per il Capitano, non ha ancora ritrovato il karma che lo contraddistingue quando è solo o con equipaggio fidato ed esperto. Attenzione, un equipaggio esperto e non fidato generalmente è peggio, si sente in diritto di consigliare il Capitano sin dal primo giorno (o anche prima, via mail), in maniera pressante. E inoltre si sbilancia anche in giudizi, ovviamente negativi se i loro suggerimenti restano inattesi.

tipi di capitano

Verso la fine dell’avventura

Verso gli ultimi giorni il Capitano è sottoposto a una vera guerra psicologica. C’è chi gli fa fretta perché si è accorto che la moglie ha l’amante e deve prendere il primo volo, chi ha l’amante e non vede l’ora di riabbracciarla, chi si è stufato e non vede l’ora di arrivare, l’entusiasta che gli si è incollato alla schiena e fa decine di domande su come sarebbe meglio affrontare un ciclone o uno tsunami. Insomma tutti si prodigano ad aiutare il Capitano (solo a voce, sia chiaro, le mani di terzaroli va sempre lui a prenderle a base d’albero) a far andare meglio la barca. Ma lui ha ritrovato il suo karma, se n’è tornato silenzioso e impenetrabile a scrutare i segnali del mare. Ora sa che la risposta giusta a ogni suggerimento, accompagnata da un largo sorriso, è: «sticazzi!».

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