Mancano 50 giorni alla partenza. Quando leggevo i racconti di altri che avevano lasciato tutto alle spalle mi meravigliavo dello stress a cui erano sottoposti. Qualche mese fa continuavo a credere che ne sarei stato immune, che basta organizzarsi bene per arrivare preparati alla partenza.

 

Invece la tensione si fa sentire ogni giorno di più. Addirittura riesce a cancellare l’emozione per la partenza, facendomi vedere il 20 giugno come una scadenza più che come l’inizio di una nuova vita fatta di natura, avventura ed emozioni.

Le giornate volano una sull’altra diminuendo il tempo a disposizione per controllare, rifare, sostituire, comprare e imparare. La carte da sistemare appoggiate sulla scrivania sembrano un’onda di schiuma bianca pronta a frangersi sulla mia testa se non puntellata a dovere. Carta di credito che scade, utenze di casa da mettere in stand-by, vaccini, passaporti, assicurazioni varie, documenti barca, epirb, automobile da vendere e programma dettagliato al minuto per almeno i primi sei mesi sono solo alcuni esempi. Poi c’è il lavoro, quello che ti dà la pagnotta, che va sistemato il più possibile, cercando di incassare quelle ultime fatture in cui neanche spero più, ma che mi farebbero comodo. E infine c’è la vita di tutti i giorni: allenamenti di rugby, Maeva all’asilo, al parco e in piscina, casa da pulire, prato da falciare, cene e pranzi con amici e parenti che sembra che stiamo partendo per il Vietnam e ci iniziano a salutare col fazzoletto bianco e gli occhi lucidi. 

 

Sicuramente non mi annoio, però attendo l’attimo in cui potrò mollare gli ormeggi e ritrovare dopo appena dieci minuti la calma che solo il mare ti sa dare. Non vedo l’ora di sentire ingigantita quella sensazione che provo prima di ogni partita, quando so che per quanto mi sono preparato posso incontrar un avversario più forte, ma in quel momento non posso farci nulla, sono a posto con la coscienza e mi godo il match. 

 

So che per quanto potrò lavorare sulla barca, per quanti soldi potrò spenderci (e ormai non sono molti) e per quanto potrò organizzarmi ci saranno sempre delle occasioni che mi coglieranno impreparato. Però quel 20 giugno, lasciandomi il porto di Ancona alle spalle sono sicuro che proverò un sollievo enorme, un formicolio sulle braccia per l’avventura che ci attende e in un attimo tutte le preoccupazioni e le scadenze di questi giorni saranno spazzate via.

 

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