Partiamo da Hastings, dove ci troviamo, puntando verso nord. Dalle ville, hotel di lusso e vegetazione lussureggiante tropicale, a North Point. La parte più a nord dell’isola.

 

 

 

 

 

b2ap3_thumbnail_Barbados-parte-3-2.jpgUna grossa scogliera fa da muro alle onde che s’infrangono con prepotenza. Ci fermiamo in un piazzale polveroso ad ammirare questa meraviglia, con capre che girano indisturbate nel parcheggio. Scendiamo sotto terra a vedere una grotta con un ragazzo che molto spesso ci fa sentire l’eco. Ci racconta che quando il mare si fa grosso, la grotta viene completamente inondata. L’acqua passa da un grande buco nella roccia dove in questo momento possiamo ammirarne l’oceano a perdita d’occhio. Da North Point scendiamo verso sud, sulla costa est. Location perfetta per surfisti, anche se non ne vediamo uno.

 

b2ap3_thumbnail_Barbados-parte-3-3.jpgMentre siamo a un distributore di benzina, incontriamo un uomo sulla cinquantina che dal look si potrebbe definire un rasta per eccellenza. Si alza dal marciapiede e ci viene incontro. Si presenta con un gran sorriso e ci dice che ha appena perso il bus che avrebbe dovuto portarlo al lavoro. Senza troppi giri di parole ci chiede un passaggio a Bathsheba, un paesino più a sud, sempre sulla costa. Dreadlocks in testa e vestiti colorati, larghi. Appena salito in macchina sentiamo subito  una gran puzza di alcool e vedendolo sobbalzare come un pazzo ad ogni canzone raggae che passa la radio, deduciamo che è ancora ubriaco. Sbiascica parole in inglese, ma tutto sommato è simpatico e piacevole, anche se facciamo un’ora di macchina con tutti i finestrini abbassati con un vento fortissimo, in modo da far uscire l’odore! Lo lasciamo a Batsheba e ci salutiamo come fossimo fratelli da una vita.

 

b2ap3_thumbnail_Barbados-parte-3-4.jpgQuello che vediamo intorno a noi, da North Point a questa parte sono scogli e vegetazione i colori ricordano l’autunno. Molte palme, altissime come quelle californiane, e rocce ricoperte di erbacce. È tutto molto più selvaggio. Il mare alla nostra sinistra è grosso, più scuro. Le spiagge sono deserte e piene d’alghe. Sbagliamo più volte strada avventurandoci nell’entroterra, chiedendo informazioni a vecchiette sedute fuori dalle proprie case. Il più delle volte ci indicano strade che non vediamo sulla cartina o che ci allontanano da “casa”. O forse siamo noi che rintronati dalla musica raggae, non capiamo niente.

 

b2ap3_thumbnail_Barbados-parte-3-5.jpgCi infiliamo nella fitta, secca, vegetazione che ci colpisce la macchina su tutti i lati. Dopo più di mezz’ora, nella zona di Hackleto’s Cliff, passiamo per St. John’s Church, ma possiamo solo vederla da fuori perché, in quel momento, è recintata per dei lavori. Una chiesa dal passato sfortunato. È stata travolta e distrutta da tre uragani tra la fine del seicento e la terza decade dell’ottocento. Ci fermiamo a Crane beach, più a sud, a prendere il sole e a visitare un hotel di lusso in stile coloniale, mangiando pannocchie al vapore su una terrazza magnifica.

 

b2ap3_thumbnail_Barbados-parte-3-6.jpgDalla parte sud-est dell’isola decidiamo, prima di ripartire il giorno seguente, di passare a Bridgetown a comprare dei souvenir. Il nome Bridgetown deriva dal fatto che nel centro ci sono ponti che una volta facevano da via di contatto tra la città e l’entroterra. Oggi, il canale sottostante ospita delle barchette turistiche. La città è un mini centro coloniale decadente pieno di mercati di pesce, frutta e prodotti falsi. Ci accorgiamo di essere gli unici due occidentali quando giriamo un angolo che ci porta a una via piena di negozi di oro (finto), orologi (finti) e magliette. La gente del posto è cordiale e socievole anche se c’è una certa parvenza di ghetto. Gli edifici scrostati, gli ubriaconi che ciondolano sotto il sole e le mamme con quattro/cinque bimbi al seguito fanno di questa piccola cittadina caraibica una singolare ma interessante sorpresa.

 

b2ap3_thumbnail_Barbados-parte-3-8.jpgUltima tappa prima di lasciare l’isola è la distilleria di Rum “Mount Gay”. A pochi Kilometri dalla capitale, nel distretto di St. Michael, si trova l’orgoglio delle Barbados. Tutto questo grazie a Sir John Gay, un businessman inglese. Mount Gay è l’ azienda produttrice di Rum, ricavato dalla canna da zucchero dell’isola,  più antica del mondo. Racconti popolari narrano che i navigatori inglesi, una volta tornati in patria, lo offrivano in dono per dimostrare che avevano attraversato l’Atlantico. Il rum ha sempre avuto un ruolo da protagonista nel folklore, nei racconti popolari nelle storie della vita dei marinai. Mount Gay sponsorizza oltre 120 regate all’anno, tra le quali la “Mount Gay Boat Yard Regatta”, che si tiene a maggio proprio qui.

 

b2ap3_thumbnail_Barbados-parte-3-7.jpgLa storia del Rum e delle Barbados sono profondamente legate e così ci accingiamo a fare un tour della distilleria. Vediamo il processo di distillazione con altri dieci turisti americani che con un bicchierino in mano (tutti sbronzi!) esclamano “oh yeah” ad ogni commento della guida. Assaggiamo tutti i Rum prodotti, da quello invecchiato 30 anni, a quello prodotto da melassa di canna da zucchero, a quelli invecchiati in botti di quercia. L’alcool, unito a cimeli d’epoca, leggende sui pirati e profumo di legno invecchiato, stravolgono abbastanza anche noi.

 

Per concludere: Barbados è una bellissima isola. Non è economica ma ci sono spiagge, hotel e ristoranti incredibili. La gente è cordiale e l’atmosfera è rilassata. Può essere commerciale e selvaggia allo stesso tempo e non è molto vasta. Se siete due amici/amiche che cercano qualcosa in più di tutto questo, allora evitate. Se siete una coppia, una famiglia con bimbi o con persone anziane, se siete in luna di mile o in cerca di assoluto relax, Barbados è la meta perfetta.

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