square-and-Cathedral-in-Campeche

…ci salutiamo con abbracci e sorrisi. Il sole è fortissimo. Io e W gareggiamo in una corsa frenetica dalla montagnetta verso il mare e ci buttiamo di testa non appena toccata l’acqua. Passiamo un paio d’ore a bere birra e altri drink di cui non ricordo il nome e a pianificare le prossime tre settimane.

Li porterò a Mahahual e poi andremo in Chiapas e una settimana a Panama. A Mahahual gli mostro tutto quello che c’è da vedere e da fare. I ragazzi si rilassano, bevono in spiaggia e chiacchierano con la gente del posto. Ne approfittano per fare anche un po’ di jet ski. Sono tutti occupati, e siccome io il jet ski non posso più cavalcarlo, rimango sdraiato in spiaggia a guardare loro con gli altri amici messicani saltare in aria a ogni grande onda.

 

Pronti a partire

La mattina seguente noleggiamo una Nissan Tsuru automatica. La Tsuru e’ una scatola di alluminio con le ruote. Brutta ma affidabile per quanto riguarda il motore. Macina chilometri ed è raro che dia problemi poiché molto robusta. Verso le undici del mattino partiamo. Direzione Chiapas. Guido io. E guiderò io per tutta la durata del viaggio, piu o meno sei ore. Unica grandissima pecca, non c’è lo stereo.Attraversiamo il Quintana Roo e passiamo per lo stato di Campeche. Ranch, vacche e contadini, distese infinite di prati verdi e in alcuni punti strade dritte e lunghe a mo’ di montagne russe. Parliamo del più e del meno, di calcio, di avventura e di noi in generale. Quattro ragazzi con occhiali neri alla guida di una Tsuru.

 

Posto di blocco, qualcosa sta cambiando

Al primo posto di blocco, verso la fine dello stato, ci fissano: fucili in mano e passamontagna in testa. Sembriamo quattro delinquenti o, sicuramente, quattro curiosi personaggi. Uno dei militari si avvicina e bussa al finestrino. Tiro giu e lo saluto: lui contraccambia solo con un cenno della testa.Ci chiede dove andiamo, chi siamo e altre domande di rito. Sfoggiamo tutti grandi sorrisi e cerchiamo di essere il più simpatici possibile cosi da farci proseguire velocemente. Il militare non sembra molto propenso a lasciarci andare cosi esegue un giro intorno alla macchina, mi guarda negli occhi e con la mano fa cenno di proseguire.

 

Finalmente, tutto tranquillo… o forse no

Entriamo nello stato di Tabasco. La fotocopia di Campeche se non fosse per alcune cittadine che sembrano quelle piccole città messicane dove sembra che ogni momento ci siano sparatorie o scambi di valigette o altre cose del genere. Apparentemente, perché in fondo, la verità, è che qui sembra non sia successo nulla. E’ tutto molto tranquillo… o forse no?

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