Finiamo le puntate al casinò dell’hotel verso le sei del mattino e ci ritiriamo nelle nostre stanze. Il giorno dopo, uscendo dall’albergo, vediamo il “nostro” tassista che ci guarda appoggiato al cofano dell’auto. 

 

W. si avvicina e gli ripete che non vedrà un soldo, lo ringrazia e si gira di spalle. Mentre si incammina per tornare da noi il tassista ci dice qualcosa, ma tutti noi lo ignoriamo. Non lo vedremo mai più. 

Dopo aver contrattato un escursione a San Blas con un gentile signore di quelle parti saliamo in camera a preparare la borsa con tutto il necessario per passare due giorni in mezzo al mare. Circa mezzora dopo saliamo in macchina e partiamo. Ore di auto, puntando il mare dei caraibi, tra vegetazione e strade sterrate, arriviamo in una spiaggia dove una piccola struttura fatiscente accoglie i turisti. Io non mi sento affatto bene. Ossa rotte e occhi lucidi. Ho la febbre. Dopo esserci presentati a due giovani dottoresse di NY, che come noi passeranno del tempo su un’isola a San Blas, saliamo su una piccola barca di legno a motore. Passo quasi due ore in mezzo al mare colpito da schizzi d’acqua che mi fanno rabbrividire e starnutire. In lontananza possiamo osservare dei piccoli atolli con case in legno e alcune in cemento con tetto in lamiera. Costruzioni che ospitano tre, a volte quattro generazioni di popolazione Cuna, gli indiani di San Blas. Vivono qui. In questo arcipelago che comprende quasi 400 isole e atolli ma solo una piccola parte è abitata.

 

b2ap3_thumbnail_blog_fabio-sblas_2.jpgCi fanno sbarcare su un’isola piena di edifici bassi. Vedo molti bambini e persone anziane. Ci sistemano all’interno di una capanna di bambù a due piani. Sotto dormiranno W. e Alby. Sopra Dave e io. Anche se non sono in forma e parzialmente febbricitante visitiamo uno stupendo atollo perduto nell’azzurissimo mare dei Caraibi. Intorno a noi altri atolli completamente rivestiti di vegetazione e alcuni talmente piccoli da avere solo una palma, come nelle vignette della Settimana Enigmistica. Passiamo la giornata sotto il sole, sdraiati sulla sabbia. Al ritorno, verso sera, sono totalmente devastato. Sto crollando. Di sicuro, pensavo, non potevo stare a letto per due linee di febbre quando avevamo organizzato un’escursione cosi piacevole.

(Continua)

 

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