È diventata una delle destinazioni più branché del Mediterraneo. Sète, a metà tra Montpellier e Béziers, la città di George Brassens e di Paul Valéry, “piedi in acqua e poesia”, è il nuovo appuntamento del mondo dell’arte.

Tra i canali, i pescherecci, le case dai tetti rossi, si aprono gallerie d’arte, i vecchi bar malfamati delle prostitute e dei marinai come il Café Maryse et Lulu che non stonerebbero in un romanzo del marsigliese Jean Claude Izzo, sono i nuovi the place to be. Lo slogan è  “Sète, 40.000 abitanti et 42.000 artisti”. Apripista Céleste Boursier-Mougenot che espone al Palais de Tokio.

 

b2ap3_thumbnail_Sete-3.jpgL’anima antica si scopre a Les Halles, il vivacissimo mercato coperto stracolmo di pesce, olive, frutta, nell’avenue Victor-Hugo incorniciata dai platani e dalle terrazze delle brasserie, nel Théâtre Molière, lungo il Canal Royal. Ma anche alla Pointe-Courte, il quartiere dei pescatori, un angolo romantico della douce France. Dal porto trafficato a ogni ora prendono il largo le navi dirette a Tangeri. Attorno, si allungano per 12 chilometri spiagge sconfinate e paillotte, i ristorantini pieds dans l’eau dove si gustano le ostriche coltivate nella laguna di Thau. Come Les Demoiselles Dupuy, un luogo magico affacciato sugli stagni.

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