Sono arrivata a Suzhou alla fine di un viaggio nei luoghi simbolo della Cina, libri di Terzani al seguito, scoprendo giorno dopo giorno i misfatti del Grande Timoniere a cui ci eravamo ispirati in tanti anni di assemblee e manifestazioni.

 

Dagli hutong, i vicoli della vecchia Pechino, ridotti a poche decine, che un tempo attraversavano tutta la città, alle mura abbattute per far posto a una circonvallazione, alle centinaia di palazzi rasi al suolo e sostituiti da anonimi grattacieli. È stata un’emozione immergersi nell’atmosfera di una delle città più antiche, sullo Yangtse, con il Canale Imperiale attraverso cui le barche cariche di seta approdavano a Pechino.

 

b2ap3_thumbnail_suzhou-2.jpgLa vera meraviglia sono i 150 giardini, di cui quattro protetti dall’Unesco. Come quello del Maestro delle Reti, servito come modello a quello del padiglione Ming allestito al Metropolitan Museum di New York. Ciliegi in fiore, magnolie, melograni, rocce bianche calcaree, bambù che si riflettono nell’acqua del laghetto. E un cipresso di 900 anni, la stessa età del giardino. La sera, tra le fascinose case sul canale, tra ponticelli e viuzze di ciottoli, mi sono rifugiata al Pingjiang lodge, in un’ incantevole dimora tradizionale con giardini e cortili, arredato con mobili antichi,  sete. E un libro di poesie del poeta esuleYang Lian. La Cina che cercavo. 

 

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