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Le lagune incantate della Polinesia di Paul Gauguin, l’esilio di Sant’Elena, le prigioni di Guantanamo, la libertà dell’isola di Wight. C’è un filo che unisce tutte le isole, punti di fuga o di arrivo circondati dall’acqua.

Salina, patrimonio dell’Unesco e riserva naturale dal 1981, ha il sapore delle vacanze di quarant’anni fa. Il traghetto traballante si insinua nel porticciolo di Santa Marina, carico di una varia umanità, intellettuali, ragazzi con zaino colorato. Un’Italia di come eravamo, fuori dalle rotte stabilite dai soliti noti, luogo dell’anima che sembra uscire dalle pagine di un romanzo. Il luogo perfetto per osservare le stagioni che passano.

“Saltcoglio” di appena 27 km quadrati, così diversa dalla mondana Panarea, Alicudi e Filicudi, remote e radical chic; Lipari, che qui è come dire la città. Ma anche dalla sulfurea Vulcano, con le spiagge nere e Stromboli, inquietante, che sputa lapilli, con la lava bollente che taglia il fianco della montagna. Un piccolo continente dove si va in barca con i pescatori o a polpi nelle calette di ciottoli, si stende la malvasia al sole tra concerti di cicale. Tra grovigli di fichi d’India, capre selvatiche, si sale sui due vulcani estinti, Monte dei Porri e Fossa delle Felci, la cima più alta dell’arcipelago, quasi mille metri, avvolti nei profumi inebrianti delle essenze.

Ialt personaggi sono Santino Rossello, ex vigile ambasciatore dell’isola, Santino Ruggera proprietario del ristorante La Cannata, tempio della cucina tradizionale eoliana, Angelo e Piero, i figli di Alfredo che nel caffè a Lingua fanno le granite migliori d’Italia e quindi del mondo (nella foto in alto a sinistra). Gli habitué qui sono tutti understate, dagli apripista fratelli Taviani a Cristina Comencini, Margherita Buy, Sergio Castellitto e Margaret Mazzantini.

Photo Credits: Giovanni Tagini

 

 

 

 

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