Non lasciamoli vincere! La Torre Eiffel semideserta, le visite scolastiche annullate al Louvre, la Sinagoga del Marais piantonata giorno e notte. E disdette di voli oltreoceano, nel Maghreb, in Medio Oriente, in Malesia.

 

Dopo il massacro di Charlie Hebdo il mondo non è più lo stesso. Ogni giorno allarmi a random ci costringono a rinunce e autocensure. Siamo in dubbio se prendere un metrò, andare a vedere una mostra in un museo importante, perfino fare shopping all’Ikea. Ci sentiamo perennemente sotto il tiro di un cecchino. Non vale più nemmeno la celebre frase scritta nel servizio di copertina di Newsweek del 1986 “È più facile essere uccisa da un terrorista che sposarsi a 40 anni”…

 

Ognuno ha la sua personale ricetta per sopravvivere. La mia è una celebre frase di Seneca “Se volete non aver paura di nulla, dovete pensare che tutto può farvi paura”. Per questo andrò a Parigi, mi fermerò a place Fustenberg, deliziosa piazzetta dove si affaccia il museo Delacroix nel cuore di Saint Germain con le maestose paulonie che a primavera diventano una nuvola di fiori azzurri. Mi siederò a Square Barye, la piazza giardino che si apre sulla punta orientale dell’Ile Saint-Louis, farò scorta di ostriche e pesce dell’Atlantico da Lorenzo, la mia bancarella preferita al Marché Bastille proprio in quel boulevard Richard Lenoir dove sono fuggiti i terroristi.

 

Da qui andrò in pellegrinaggio nell’11esimo, dove si trova la redazione di Charlie Hebdo, in  quell’angolo della vecchia Parigi che ha mantenuto la sua atmosfera popolare. In omaggio ai giornalisti del giornale satirico andrò a pranzo a Les Petites Canailles, colorato bistrot d’antan in rue Amelot dove andavano loro dopo la riunione di redazione, l’appuntamento del mercoledì con i sapori della tradizione.

 

Nello stesso quartiere passeggerò per rue de Charonne, fino a qualche anno fa poco più di un villaggio, dopo l’incrocio con Ledru Rollin, che pullula di locali con tavolini all’aperto, riscaldati dalle lampade a gas. Ultima tappa, rue de Rosiers, nel cuore del Marais, al vecchio delicatessen yiddish del leggendario Jo Goldenberg, trasformato in boutique dove ci sono ancora i fori delle pallottole dell’attentato antisemita del 1982. “Non bisogna cedere alla tentazione di morire perché è troppo insopportabile quello che stiamo vivendo” mi aveva raccontato Jo in un’intervista. Se n’è andato a 91 anni nell’agosto dell’anno scorso. 

 

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