È stato il film più visto del 2005, un inno alla libertà nella natura. Ma non solo. Madagascar è la parola magica con cui Woody Allen in “La maledizione dello scorpione di giada” dà il via a situazioni surreali.

Perchè da sempre questo paese, l’ultimo Gondwana, continente perduto che si è staccato dall’Africa milioni di anni fa, è sinonimo di fuga. Tanto che alcuni anni fa c’era addirittura un’agenzia, l’Alleanza per gli espatri felici, che organizzava Aventini tropicali sulle spiagge di Nosy Bé o Diego Suarez.

“Ciò che l’occhio ha visto, il cuore non dimentica” dice un proverbio malgascio. Nel cuore mi è rimasto l’arcipelago delle Mitsio, una quindicina di isolette quasi tutte disabitate, 40 miglia al largo della costa nord, fino a qualche anno fa raggiungibili solo da golette d’antan che vagabondavano nell’Oceano indiano o catamarani di intrepidi velisti che gettavano l’ancora nelle calette color smeraldo. Sono le nuove Maldive, scommettono i vari tour operator. Le isole, Tsarabanjina e Nosy Iranja si raggiungono in barca in un’ora e mezza di navigazione da Nosy Bé. Tsarabanjina, in malgascio, significa “dalla bella sabbia”. La baia bianco smagliante è affacciata sul mare turchese e racchiusa in una fitta vegetazione interrotta da rocce vulcaniche. Attorno, bassifondi sabbiosi che diventano abissi, labirinti di corallo e lagune. Un mondo sommerso che ha affascinato anche Jean Jacques Cousteau, approdato qui con la Calypso. Ai Quattro Fratelli, le grandi rocce, si fanno incontri ravvicinati con cernie, molluschi chiamati porcelaine per la conchiglia bianchissima.
È annunciata dalle dune di sabbia la spiaggia di Ampasindava lunga tre chilometri dove si consuma l’immancabile rito dell’aperitivo al tramonto, a base di succo fresco di cocco. Di fronte, l’isola di Ankarea, giardino botanico naturale. Alla sera, le torce annunciano il resort di Tsarabanjina. Ma la più spettacolare è l’escursione a Nosy Iranja, l’isola delle tartarughe, con l’ abbagliante lingua di sabbia lunga un chilometro che emerge dal mare. Qui mi sono emozionata allo spettacolo della schiusa delle uova e alla corsa verso il mare delle tartarughine neonate.

 

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