los_roques_blog

L’ho preso quel volo e ho avuto paura. L’aereo, un vecchio Let 410 della Transaven come quello caduto nel 2008, aveva la porta fissata con una corda, il radar  fuori uso, c’era un temporale e ballava come un fuscello. Sotto, il mare più bello del mondo, lingue di sabbia bianca, lagune turchesi, il paradiso in terra. All’arrivo il pilota ci comunicò che avevamo avuto fortuna.

 

Non mi sono stupita quindi per l’ennesimo incidente, secondo le fonti ufficiali venezuelane 57 aerei scomparsi nel nulla in 15 anni, ma all’arcipelago giurano che sono molti di più. Non un pezzo di lamiera, un salvagente, un sedile è emerso dalle acque cristalline profonde da 2 a 1500 metri. Eppure in poco più di un anno si riuscì a recuperare il relitto, insieme alle scatole nere, dell’Airbus A330 – 200 di Air France  inabissatosi il 1 giugno 2009 in pieno Oceano Atlantico, a circa 4000 metri di profondità mentre collegava Rio de Janeiro con Paris Charles de Gaulle.

Los Roques (leggi qui il reportage di S&T) lost paradise quindi? Inaccessibile Cayo de Agua, nelle top ten de National Geographic, le serate in spiaggia con la chitarra ospiti delle posada bianche e azzurre, con l’immancabile amaca? Gli habitué che ritornano ogni anno come le rondini, non sono d’accordo. C’è una compagnia, Aerotuy che mette a disposizione bimotori da 15 posti in su abbastanza nuovi e sottoposti a manutenzione periodica. Tra le posada, è meglio non affidarsi a quelle a gestione venezuelana, ma scegliere i buen retiro italiani come Mediterraneo, una delle più belle, che organizza anche escursioni in barca alle isole più belle come Crasquì. Per nuotare tra le tartarughe, i pellicani che si tuffano sulle prede… A pranzo, un  raffinato picnic a base di pesce.  What else? 

 

Commenti

CONDIVIDI