“In tempi come questi la fuga è l’unico mezzo per mantenersi vivi e continuare a sognare” compare sullo schermo del film Mediterraneo. L’Elogio della fuga di Henri Laborit biologo e filosofo è un discorso sull’andar via,  walk about, vagabonding consapevole, non vile rifiuto delle responsabilità, ma protesta.

Determinata, tenace, irriducibile. Scrive Laborit “Quando non può lottare contro il vento e il mare per seguire la sua rotta, il veliero ha due possibilità: l’andatura di cappa che lo fa andare alla deriva, e la fuga davanti alla tempesta con il mare in poppa e un minimo di tela. La fuga è spesso, quando si è lontani dalla costa, il solo modo di salvare barca ed equipaggio. E in più permette di scoprire rive sconosciute che spuntano all’orizzonte delle acque tornate calme. Rive sconosciute che saranno per sempre ignorate da coloro che hanno l’illusoria fortuna di poter seguire la rotta dei carghi e delle petroliere, la rotta senza imprevisti imposta dalle compagnie di navigazione. Forse conoscete quella barca che si  chiama desiderio.

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