Sono tornata a Istanbul dopo anni. Non ho trovato i saloni polverosi, i divani di velluto al mitico Pera Palas, buen retiro di spie e avventurieri, con la camera di Ataturk e la 411 dove Agatha Christie ambientò Assassinio sull’Orient Express, preferito anche da un reporter di guerra, Ernest Hemingway.

Come in molti hotel della leggenda, primo tra tutti il Raffles di Singapore, una massiccia ristrutturazione gli ha tolto gran parte del fascino. Così ho abbandonato il quartiere di Beyoglu e sono spostata a Ortaköy, il vecchio villaggio di pescatori che sta diventando il luogo più glam della città, una sfilata di meyane, le taverne chiassose, locali aperti fino a notte fonda.

Sopra, le luci del ponte Bogazici, sospeso sull’acqua per un chilometro e mezzo, tanto basta per unire l’Europa all’Asia. Da Iskele Meydani, la  piazza principale dominata dalla moschea rococò Büyük Mecidiye Camii, si vedono le navi che scivolano sul Bosforo. Ho mangiato kumpir, una patata gigante ripiena servita ai vari chioschi, a cena grande bouffe di pesce nella sala da pranzo di Çınaraltı, con il grande albero che attraversa il soffitto con i rami (Iskele Meydani 44/46). Domenica mi sono persa tra le bancarelle dell’Entel, il mercato “intellettuale” zeppo di libri e trouvaille. E poi brunch all’House Café, terrazza a pelo d’acqua, crema di cioccolata, formaggi, pomodori, cetrioli (Salhane Sokak 1).

altIn tempo per una minicrociera sulla Şehir Hatları, la compagna di battelli della città, più economica dei tour privati che parte dalla vivace piazza Eminönü: davanti agli occhi sfilano il Museo Topkapi, il favoloso palazzo del sultano, sul promontorio dove si incontrano le acque del Corno d’Oro e del Mar di Marmara, la Moschea Blu e Santa Sofia, un tempo chiesa cristiana, poi moschea e oggi museo. Sulla sponda asiatica, ci si ferma tre ore  nel villaggio di Anadolu Kavağı, paese di pesce fresco che si sceglie dai banchi e viene cotto su grandi griglie. La notte è magica al Sumahan On the Water (www.sumahan.com), un vecchio palazzo sulla riva asiatica, nel quartiere Cengelkoy, gestito da una coppia di architetti, decorato con eleganza e raffinatezza. Il Bosforo era a pochi passi dalla mia camera. Quel piacere in più.

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