Sono l’ultima frontiera del turismo, le Maldive di 30 anni fa, una trentina di magnifiche isole coralline di fronte alle coste del Mozambico, parco marino protetto dal Wwf sfuggite all’ingordigia dell’Aga Khan che voleva trasformarle nella Costa Smeralda dei Tropici.

Un’Africa antica dove non si incontrano avanguardie trendsetter, ma pescatori sui tradizionali dhow in legno a vela, biologi marini che monitorano coralli e pesci nei  fondali  blu cobalto. Da Quilalea, ricoperta di casuarine a Matemo a Medjumbe, che ospitano ognuna un resort ecochic, arredato con legni pregiati e oggetti di artigianato, a bordo di barche attrezzate per pesca d’altura, si va alla scoperta delle isole vicine come Sencar, un santuario naturale per uccelli e tartarughe.

Quirimba invece, la prima a essere abitata dagli arabi giunti dall’Oman tra il X e il XII secolo, conserva rovine omanite. Mentre Quisiva è celebre per le meravigliose formazioni rocciose, simili a funghi giganti galleggianti sulle acque. Ma in tutte il protagonista è il mare, una sinfonia di azzurri, lagune in cui si specchiano palmeti, si affacciano spiagge da sogno. Per incontri incontri ravvicinati con tartarughe verdi, granchi fantasma e granchi violinisti. Ma anche pesci clown e pesci pappagallo. E con un po’ di fortuna le balene all’orizzonte.  

 

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