Raccontano una storia antica scandita dalla cialoma, il canto che ritmava i tempi di lavoro, l’acqua tinta di rosso dalla mattanza, le fatiche smisurate, quasi un rito sacrificale.

Le parole e i ricordi escono dai tonnaroti dell’ex stabilimento Florio di Favignana, trasformato in museo di archeologia marina e cultura isolana, proiettati a grandezza naturale sugli schermi, quasi fossero ologrammi, nella sala Torino. Ultimi testimoni di un’età dell’oro, quella del Tunnus thynnus, il tonno rosso, il «maiale del mare» secondo Strabone, «il re di tutti i pesci» secondo Hemingway.

 

b2ap3_thumbnail_raisdellatonnara_gioacchino_cataldo.jpgSulle pareti sfilano le immagini di Zu Sabbaturi, il boia dei tonni, ovvero Salvatore Mastrobattista, ma anche di Clemente Ventrone, dai capelli imbiancati dal sole, che a 14 anni ha cominciato come scaricatore di sale. E naturalmente Gioacchino Cataldo, l’ultimo Raìs,(il termine viene sicuramente dall’arabo, ma qui si pronuncia rràis, con la doppia erre siciliana e l’accento sulla a), dominus assoluto della tonnara, dal 2006 Tesoro umano vivente, secondo la Convenzione per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Unesco.

 

b2ap3_thumbnail_favignana_tonnara_florio.jpgLa storia delle Egadi, disperse nel mare più blu del Mediterraneo, è quella della pesca al tonno, interrotta nel 2007. Lo Stabilimento Florio è stato uno dei maggiori centri industriali dell’intero Mediterraneo: tra il 1840 e il 1955 produsse in media 18mila barili di tonno sott’olio e 45mila sotto sale, dando lavoro a centinaia di favignanesi. Poi il declino e negli Anni 80 la chiusura dovuta alla concorrenza dei grandi pescherecci che operavano al largo e al conseguente, drammatico calo della popolazione di tonno rosso del Mediterraneo. Oggi la tonnara ottocentesca progettata dal palermitano Giuseppe Damiani Almeyda, simile a una cattedrale laica, con le ciminiere e i saloni dalle volte a croce, è il simbolo di Favignana, straordinario esempio di archeologia industriale nell’isola che ricorda un’Alcatraz di tufo al centro della più estesa riserva marina d’Europa.

 

b2ap3_thumbnail_raisdellatonnara_clemente_ventrone.jpgLe donne che un tempo tessevano le reti, come il coppo, quella centrale, che compone la camera della morte, sono sedute sull’uscio delle case del borgo di Sant’Anna, il rione più antico, dietro piazza Madrice, tra stradine strette e lucide, tra orti e giardini inghiottiti dalle vecchie cave. Il “re dei mari” è stato il protagonista della Settimana delle Egadi, la tradizionale manifestazione organizzata a giugno dalla signora dell’isola, l’eclettica Maria Guccione, dal Comune, Giulia D’Angelo della Libreria internazionale Il Mare di Roma e la collaborazione degli operatori turistici e degli abitanti: esperti, scrittori e tonnaroti – tra cui una delegazione della Muy Noble Sociedad de Amigos del Atún di Isla Cristina, in Andalusia, in rappresentanza della tradizione delle tonnare spagnole.

 

b2ap3_thumbnail_favignana_calarossa.jpgTriglie, naselli, gamberoni, sardine, sgombri, polpi, protagonisti di piatti indimenticabili, per ora hanno sostituito il tonno rosso. «Ma la popolazione si sta riprendendo», assicura Antonio Di Natale, biologo marino e coordinatore del programma di ricerca internazionale sul tonno rosso dell’ICCAT. Torneranno tonni e tonnare a Favignana? Se intanto desiderate provare a casa qualche ricetta dove il tonno la fa da padrone buttatevi sul tonno scottato alle erbe aromatiche e insalata di boulgur.

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