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E’ la spiaggia più bella dell’Asia, secondo il Times. La leggendaria Radhanagar, la numero 7, è una mezzaluna color borotalco di due chilometri e mezzo affacciata sul mare turchese nel golfo del Bengala, nell’isola di Havelock, nell’arcipelago delle Andamane (India).

L’atmosfera è quella di Bali o Goa anni Settanta quando la globalizzazione non aveva ancora stravolto paesaggi e stili di vita dei luoghi più sperduti del mondo. Giornate a inseguire con maschera e pinne pesci pappagallo e mante, sere sotto il cielo carico di stelle con la chitarra, e a mezzanotte tutti nei piccoli resort col tetto di paglia immersi nella giungla di mahua, alberi alti anche trenta metri, con immense liane, quasi sculture vegetali. Gechi color smeraldo e robber crab, i granchi più grandi del mondo si arrampicano sulle palme, fanno cadere le noci di cocco e le rompono per farne uscire il latte.

Un paradiso chiuso al turismo fino al 1995, versione indiana della K West di Hemingway, meta irrinunciabile dei flashpacker, tipologia emergente di viaggiatori cheap & chic: la pierre blasonata, l’intellettuale curioso, globetrotter del XXI secolo che amano davvero viaggiare, prestano attenzione alle spese, ma non rinunciano al comfort di un boutique hotel o a un massaggio ayurvedico in una spa. Un vero altrove per gli esuli volontari, che ritornano ogni anno per tagliare i ponti con la terraferma una settimana, o più. Seguendo il consiglio di Lawrence Osborne, reporter brillante per il New Yorker e autore del bellissimo Il turista nudo (Adelphi) che non ha dubbi “Per essere felici bisogna fermarsi in un luogo e ammirare il tempo che passa”.

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