E così si siamo persi anche Goa, diventata negli ultimi anni sempre più trendy, branché, the place to be, invasa dal turismo.

Una delle prime mete hippie, nell’India del Sud, dove facevamo perdere le tracce per intere estati, senza telefono, giornali, dormivamo in casette con il tetto in paglia, indimenticabili colazioni con tè e cake di bananine.

 

Due anni fa ho scoperto Gokarna, sempre nel Karnataka, spiagge lunghe chilometri, pescatori. Un sollievo. Niente celebrities, caffè modaioli, cucina rivisitata in questo villaggio rigorosamente vegetariano, fino a qualche anno fa senza elettricità, consacrato al dio Shiva. Attorno, palme da cocco, mucche in libertà. All’ingresso dei templi, si incontrano bramini avvolti in stoffe candide, la più alta casta indù, sacerdoti e intellettuali. Si dorme negli hut, capanne di paglia, si raggiunge la sabbia bianca di Kudle Beach, e lungo un sentiero tra foreste e scogliere, le calette di Half Moon e Paradise deserte.

 

Il tramonto si celebra a Om Beach. Davanti al sole che si tuffa nell’oceano, tra hippie vintage, backpackers, venditori di spezie, l’atmosfera è quella degli anni Settanta.

 

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