essaouira

Se fino a qualche anno fa non si parlava che di Marà, come gli habitué chiamano Marrakech, oggi viaggiatori raffinati, artisti e curiosi hanno scoperto la città luminosa come un’isola greca affacciata sull’Atlantico. Essaouira, porto liason tra Tombouctu e l’Europa, è diventata la meta più trendy.

Se fino a qualche anno fa non si parlava che di Marà, come gli habitué chiamano Marrakech, oggi viaggiatori raffinati,  artisti e curiosi hanno scoperto la città luminosa come un’isola greca affacciata sull’Atlantico.  Essaouira, porto liason tra Tombouctu e l’Europa, protetta dall’Unesco, rifugio di ebrei, tribù  arabe e berbere, gli Gnaouas, discendenti degli schiavi neri,  è diventata la meta più trendy. Se  ieri  nell’antica Mogador dei marinai portoghesi , protetta dall’Unesco, approdava un turismo alternativo, di surfisti o routard invecchiati , oggi sono sempre di più i bon vivant internazionali,  attori come Mel Gibson o Demi Moore, designer come Philippe Starck, sorpresi a flaner, al dolce far niente, sulla spiaggia infinita tra voli di gabbiani e cavalli al galoppo. Ospiti di ryad sapientemente restaurati, habitué dei caffè all’aperto, o dei ristoranti che servono cascate di gamberi appena pescati.  Il clima è piacevole anche in piena estate grazie al taros, il vento che spira costante tra le vecchie case bianche e blu, e spegne la calura.

Si sente il respiro dell’oceano  tra le antiche mura color ocra che sembrano uscire dall mare, dove Orson Welles girò molte scene del suo mitico Otello, licenziando  quattro Desdemone, si respira aria di libertà nelle gallerie degli artisti quotati a livello internazionale che sono arrivati a frotte, apripista Jimi Hendrix, Williams Burroughs, Frank Zappa,  Cat Stevens e Pasolini. All’interno della medina dell’unica città del Marocco disegnata prima di essere costruita, come Manhattan e Brasilia,  l’opera di Théodore Cornut, l’architetto francese che la progettò nel 1760 su incarico del sultano,  si rintraccia nella geometria delle viuzze anguste che si tagliano ad angolo retto, nei portoni pesanti in legno o dipinti nell’immancabile blu che annunciano patii lussureggianti,  vasche in pietra e fontane da cui zampilla l’acqua , fantasticata,  sognata nelle solitudini di sabbia.

Sotto il pergolato dell’Ocean vagabond, il ristorantino in fondo all’immensa spiaggia, ci si siede a sgranocchiare pane e olive, insalate e pesce fresco  accompagnati dal vini francesi o birra.  Ma il must è Le Chalet de la plage, in riva al mare, dove vanno in scena cascate di frutti di mare, branzini appena pescati.  Una festa per gli occhi e per il palato.

Davanti alla costa, l’isola di Mogador, antica prigione diventata paradiso ecologico dove nidifica il falco della regina che compie la traversata in tempo record dal Madagascar.

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