Sono i luoghi più famosi del mondo, la maggior parte patrimonio dell’Unesco. Ma anche i più minacciati. L’OMT, l’Organizzazione mondiale del Turismo ha appena lanciato l’allarme. Nel 2012, nonostante la crisi, per la prima volta si è superato il miliardo di viaggiatori internazionali, la maggior parte divisi tra i posti simbolo del pianeta.

Dall’Isola di Pasqua con l’immancabile foto sulle teste millenarie in pietra, al sito archeologico di Angkor Wat in Cambogia assediato da tantissimi hotel alle porte, alla città perduta degli Inca Machu Picchu, il sito più visitato dell’America del Sud, assaltata da 10 mila persone negli anni Novanta che nel 2012 sono diventate 1 milione. Non sfuggono anche i tetti del mondo, l’Everest, il Kilimangiaro, il Monte Bianco, attraversati da migliaia di cordate, con abbandono di chiodi, picconi e altri rifiuti. Che dire poi dell’indiano Taj Mahal, simbolo dell’amore eterno, che rischia di crollare perché le fondamenta in legno potrebbero non reggere l’invasione?

In pericolo anche le isole Galapagos, prese di mira da barche e frotte di visitatori, con una fauna e flora uniche e un ecosistema fragile. Mentre le moschee e i palazzi vestigia del glorioso passato della leggendaria Timbuctù, coinvolta nella guerra del Mali, scompaiono per l’avanzata delle dune del Sahara, senza che nessuno intervenga. Per non parlare di Venezia, sottoposta al saliscendi delle maree, che il sistema Mose forse dovrebbe controllare dal 2016. Ma soprattutto all’oltraggioso inchino delle gigantesche navi da crociera che quest’estate hanno sfiorato Riva dei Sette Martiri. Sperando che un maldestro Schettino bis non sia amico del custode di Palazzo Ducale….

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