Una piccola Montmartre senza le folle che salgono ad ogni ora al Sacré Coeur, con le strade di ciottoli decorate dalla street art degli artisti Nemo e Miss Tic, maestra dello stencil.

 

È la Butte aux Cailles, nel cuore del 13° arrondissement, sulla Rive Gauche, villaggio in collina dall’atmosfera bucolica. C’è chi si è talmente incantato dal quartiere che gli ha dedicato un blog, parisbutteauxcailles.blogspot.it. Sono molti i creativi, artisti e scrittori che si sono trasferiti nelle casette a un piano abitate un tempo dai conciatori di pelle dove ai primi del secolo scorso scorreva la Bièvre, affluente della Senna, tra i vigneti e i mulini. Qui si armò la resistenza alle truppe di Versailles durante la Comune di Parigi, con la sanguinosa battaglia ricordata ogni anno in settembre a Place de la Commune con tanto di concerti e canti tradizionali.

 

Prima di andare alla scoperta di quest’oasi nascosta di Parigi, vale la pena di varcare la soglia di Paris-Mythique, una piccola bottega dalla facciata gialla che vende souvenir cartacei ed è diventata il piccolo ente del turismo del quartiere. Partono da qui le visite agli angoli più suggestivi, le gallerie d’arte, le costruzioni art déco, i più bei graffiti. Qui si trovano anche pubblicazioni sulla storia della zona, cartine, percorsi pedonali e in bicicletta. Si affacciano su rue des Cinq Diamants e rue Butte aux Cailles i locali più branché. Come Chez Gladine, un omaggio ai sapori baschi, dove può capitare di mangiare seduti al tavolo con altri clienti. 

 

In place Verlaine, colonizzata dai giocatori di pétanque, al numero 5 è ospitata in un bellissimo edificio neogotico, monumento storico, una delle piscine più antiche della città sotto una volta di 17 metri, alimentata da un pozzo artesiano ottocentesco. Mentre non stonerebbe in un souk del Maghreb Chez Mamane, piatto forte il couscous, pareti decorate con esempi di street art  in rosso e nero su bianco. Sembra la cabina della barca di un vecchio pescatore bretone Les Crêpes et des Cailles, una piccola crêperie di una ventina di posti.

 

Proseguendo lungo rue Daviel, all’altezza del n.10, s’incontra La Petite Alsace, un village ouvrier di una quarantina di tipiche casette in mattoni a colombage e tetti a punta, costruita ai primi del Novecento. A pochi isolati, è un piccolo gioiello la Cité Florale costruita su un grande stagno prosciugato, un tempo alimentato dalla Bièvre. Nelle viuzze e nelle piazzette che portano il nome di fiori, Glycines, Iris, Mimosas, chiuso al traffico, si affacciano case bomboniera, ma anche ville déco.

 

Una passeggiata tra la rue de Tolbiac e la rue Bobillot porta alla chiesa Sainte-Anne de la Butte aux Cailles, una costruzione in stile romanico-bizantino, con la cappella dalle vetrate multicolori degli anni Trenta e due torri alte 55 metri. E’ una sfilata di casette di charme rue du Moulin des Prés. Qua e là, ritratti delle femme fatale stilizzate di Miss Tic con le scritte, veri giochi di parole. Mentre la silhouette nera di uomo in impermeabile e Borsalino, palloncini, ombrelli rossi, fiori e farfalle, porta senza dubbio la firma dell’artista Nemo.

 

La notte si celebra a Le Merle Moqueur, un’istituzione che propone musica rock anni Ottanta. Al coloratissimo caffè bretone si ha a disposizione un’ottima scelta di rum tra cui quello allo zenzero. A La Folie en Tête, decorata con vecchi strumenti musicali, una bella lista di ti punch maison, si ascoltano interessanti performance jazz. Ma fino all’autunno avanzato, tutto il quartiere è una festa mobile. Dalle porte aperte sulle strade escono ritmi indiavolati, e l’evergreen Ne me quitte pas. 

 

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