Sembra quasi di toccare l’Empire State Building scintillante di luci dal roof garden sospeso tra le nuvole e le insegne pubblicitarie del 230 Fifth, 2000 metri quadrati coltivati a palme e piante tropicali, al 20esimo piano di un grattacielo di New York, nel Flatiron District, tra la 26 e la 27esima strada.

La prima volta che ci sono entrata, in un inverno di tre anni fa, sono rimasta senza fiato. Bracieri, candele dappertutto, musica lounge sottofondo, morbide mantelle in ciniglia rosse con tanto di cappuccio per gli ospiti, in un’atmosfera da Eyes Wide Shut. Nella Penthouse lounge, tutta vetrate, arredata in stile modernista, interni viola firmati Karl Lagerfeld, divani zebrati, una sfilata di fontane di marmo e specchi retrò, statue, pezzi di modernariato anni Settanta. Niente è lasciato al caso, in questa location di party blasonati come quello per la première del Il diavolo veste Prada o gli eventi Louis Vuitton: perfino le luci fosforescenti sono quelle originali della storica discoteca Studio 54.

Non c’è da stupirsi. L’inventore è l’eccentrico collezionista d’arte Steven Greenberg. Nel re della classifica dei top bar, secondo il New York Post, aperto dalle 4 del pomeriggio alle 4 di notte, si assaggiano appetitosi piatti del New England e si sorseggiano Cosmopolitan accompagnati da shirimps wonton come le protagoniste di Sex and the City. L’indirizzo è il nome del locale, 230 Fifth. A  pochi minuti di taxi, Times Square, per un Capodanno da ricordare.

Commenti

CONDIVIDI