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In quest’estate che sembra non finire mai, vale la pena di spingersi verso l’Atlantico, la nuova riviera dei parigini. La Bretagna con le grandi maree, i pescatori che arrivano carichi di cesti di crostacei ha conquistato il tout Paris, dagli attori Carole Bouquet e Vincent Lindon, il regista Andrzej Wajda.

Incantati dalle spiagge bianche a perdita d’occhio, le scogliere a picco sul mare, i borghi di case in pietra. “In Costa Azzurra si va  per mostrarsi, in Bretagna per nascondersi. E per risparmiare” dicono i francesi bon chic bon genre, che passano qui weekend e vacanze. E’ un ritorno alle origini, alla terra dei grandi navigatori allo spirito del “grand large”, i vasti orizzonti quello in Cote d’Armor, in bretone “costa del mare”, la più selvaggia, all’estremo nord, da cui fino alla metà del secolo scorso, migliaia di pescatori di merluzzo e balene salutavano le luci della Francia, prua verso Terranova. Uno degli itinerari più spettacolari d’Europa, tra rocce rosa scolpite dal vento, dove anche i fari sono di granito ocra. Qui si scoprono paradisi naturalistici come Bréhat, soltanto un albergo, vietata alle auto.

L’isola gioiello della Bretagna, un angolo di Mediterraneo e Irlanda, vive al ritmo delle Vedettes de Brehat, i battelli che prendono il largo dall’imbarcadero alla Pointe de l’Arcouest, a Paimpol e in dieci minuti approdano al piccolo molo, a poco più di un miglio. Un luogo dove far perdere le tracce per un paio di giorni, da godere soprattutto quando l’ultima barca se ne va. E’ aperto tutto l’anno, per inguaribili solitari, l’hotel Bellevue, a Port Clos, davanti all’imbarcadero. Qui si fermano di solito i visitatori che sbarcano ogni giorno nell’isola-giardino, raggiungendo spiaggia Guerzido e l’anse de la Chambre, dove sono alla fonda i velisti, e passeggiano per le viuzze dei villaggi dai cespugli fioriti. Ma gli habitué hanno altri orizzonti. E pedalano verso la parte più bella dell’isola, lunga tre chilometri e mezzo, a nord, in fondo alla strada che porta al faro di Rosedo.

Dalla costa est lo sguardo spazia sull’arcipelago di isolotti in cui vissero monaci irlandesi evangelizzatori della Bretagna. Lo spettacolo più emozionante è la vista dalla Chapelle Sainte Michelle. Al di là del Kerpont, stretto passaggio che unisce le due parti dell’isola, i giardini lasciano il posto alla landa selvaggia.

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