Sono appena tornata da Barcellona in overdose di algidi templi del design, tapas rivisitate da chef molecolari dismessi come Ferran Adrià… Così sono andata alla ricerca della città più autentica, non trendy, ma struggente.

Neppure il sindaco di centro destra eletto dopo 32 anni di governo della Izqueirda, le ha tolto l’anima dissacrante, un po’ puttana un po’ barocca che piaceva a Vazquez Montalban a cui il nostro Camilleri si è ispirato per il suo commissario.

È un palcoscenico musicale Plaza del Tripi (che in realtà si chiama Plaza George Orwell), zeppa di nottambuli, zombie, ragazzi di  tutta Europa emuli di Manu Chao, figlio adottivo del Barrio Gotico. Si può assaggiare una tapa al Mercato di Santa Caterina (avinguda de Francesc Cambó 16), prendere un aperitivo al tramonto al Santa Marta, struggente bar sulla spiaggia (passeggiata Barceloneta c/grau i Torras 59), cenare come in una casa privata al Romesco da una famiglia di galiziani (C. Santi Pau 28, tel.933 18 93 81 dietro il Teatro Liceu) o alla Cueva Fumada (C/ Baluard, 56. Tel. 93 221 40 61), una taverna di pescatori che apre quando arriva il pesce fresco. È  fiesta fino all’alba al Razzmatazz (Carrer dels Almogàvers 122, tel. 93-3208200), dove si fa un viaggio nella musica contemporanea (dal rock alla techno) e si esibiscono popstar come i Coldplay e Lenny Kravitz.

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