Non è un paese per vecchi. Ma neppure per giovani pigri. Perché ci vogliono energie e spirito di avventura per raggiungere l’arcipelago delle Similan al largo della Thailandia, a un’ora e mezza di navigazione impegnativa  da Kao Lak, a nord di Phuket.

 

Il premio è un mare che declina tutte le sfumature dell’azzurro, spiagge bianche a perdita d’occhio dove depongono le uova le tartarughe. Ma soprattutto un reef strepitoso che vanta 200 specie di corallo, nella top ten dei più bei siti del mondo secondo la rivista americana Skin Diving. La solita cartolina dai Tropici, ma senza resort e villaggi turistici. Perché l’arcipelago è un parco marino protetto dall’Unesco. Nove gioielli ricoperti da una vegetazione lussureggiante dove si può dormire solo in bungalow e tende, molto basic.

 

Un numero e un nome thailandese identifica le varie isole. Come la 4, Koh Miang, seconda per superficie, dove si trova L’Ufficio del Parco o la 8, Koh Similan, la più grande, con una spiaggia corallina a perdita d’occhio. La famosa Duck bay deve il nome a formazioni rocciose dall’aspetto di anatra che dominano la spiaggia, qua e là piscine naturali color smeraldo. Sott’acqua sembra di assistere a un documentario, branchi fittissimi di pesci tropicali,  tartarughe a pochi metri, coralli variopinti vivi e non sbiancati come in alcuni tratti della barriera di Bora Bora o in alcune Maldive.

 

Chi non ce la sente di passare la notte in un bungalow spartanissimo affittato dai ranger del parco, può salire a bordo di una delle confortevoli imbarcazioni di Sea Star, che navigano nell’arcipelago in crociere di tre o più giorni, gettando l’ancora in location da film (www.seastarandaman.net).

 

 

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