È la location più struggente del cult movie “C’era una volta in America” e del “Padrino” di Francis Ford Coppola. Il Porto Vecchio di Trieste, l’antico scalo marittimo dei tempi dell’Impero asburgico, a un passo da piazza Libertà e dalla statua di Sissi, l’ho scoperto per caso nella passeggiata che dalla Stazione centrale porta a Barcola e verso il castello di Massimiliano, costeggiando chilometri di inferriata.

Al di là, una città proibita, un gigantesco museo di archeologia industriale. Settanta edifici di straordinario pregio architettonico, hangar e magazzini di stoccaggio, quattro moli d’attracco dove un tempo le navi scaricavano cotone, caffè, granaglie, una vecchia locanda dal tetto ricoperto d’erba, la gigantesca gru corrosa dal tempo. Un patrimonio abbandonato su cui per ora si affollano progetti di recupero.
Ma c’è un’altra ragione per un weekend a Trieste: fino ad aprile la città celebra i 150 anni dalla nascita di Italo Svevo con la mostra U.S L’ultima sigaretta a palazzo Gopcevich, manifesti, oggetti, in ricordo dell’ossessione dello scrittore, un’altra al Museo Revoltella e una terza al Museo Postale. Da non perdere gli itinerari nei luoghi sveviani: la casa natale al n.16 di via XX Settembre, il Teatro Politeama, e i caffè come quello degli Specchi, appena scampato alla chiusura.  A Cavana, all’epoca di Svevo quartiere malfamato,  scenario del romanzo Una Vita, non bisogna perdersi le tapas di mare di SaluMare, Via di Cavana 13/a. È accogliente come una casa il b&b L’Albero nascosto.

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