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Si ritrovano i colori e i suoni della fiesta di San Fermìn, protagonista del romanzo di Hemingway, nella famosa Feria de abril di Siviglia. Per una settimana, dal 15 aprile, un milione di persone al giorno si danno appuntamento in una città effimera di casetas in tela e cartone destinata a essere smantellata alla fine dei festeggiamenti. Lo straordinario evento in cui scorrono fiumi di sherry e manzanilla, musiche e danze, si ripete da oltre un secolo. Nobildonne vestite con abiti tradizionali montano splendidi jaca, i cavalli allevati a Jerez, eredi dell’aristocrazia sfilano sui destrieri lungo viale San Fernando.

Da qui sono entrata nella Siviglia araba, gitana, barocca con le fontane, le case bianche profumate di gelsomino, le intricate viuzze intrise di aromi di zagare, le finestre a grate, le botteghe dell’antico quartiere di Trana, un tempo abitato dai maestri ceramisti più famosi d’Europa. La città vecchia è racchiusa tra le mura dei Reales Alcazares e i due barrios, la juderia di San Bartolomé e Santa Cruz. La via più famosa è Calle Sierpes dove si affacciano negozi, teatri. In calle Cuna, l’ultima sorpresa, il palazzo De Lebrija, la casa più bella di tutta Siviglia aperta al pubblico, una sfilata di giardini, porticati, collezioni di antiquariato, mosaici.

b2ap3_thumbnail_siviglia-2.jpgMa il must è ammirare la città della Carmen che stregò Merimée, a bordo di un battello della compagnia di navigazione Cruceros Torre del Oro lungo il leggendario Guadalquivir (nella foto a destra), l’unico navigabile in Spagna (tutto l’anno, dalle 10 fino alle 23, con partenza da Muelle del Marquès del Contadero, alla Torre del Oro). Ci si sente ospiti di una famiglia patrizia alloggiando al Casa Numero 7, solo sei stanze in una residenza ottocentesca di proprietà della famiglia che produce lo sherry Tio Pepe.

A una ventina di minuti di auto, a Sanlúcar La Mayor, sopra una collina dove si domina la valle del fiume Guadiamar, si trova l’antica Hacienda Benazuza, magnifico cinque stelle che risale al X secolo, circondato da bellissimi giardini arabico-andalusi di palme ed aranci. Nel ristorante dello starchef Ferran Adria ho assaggiato il menu-degustazione, una serie di 24 piccole portate, tra cui un gin fizz ghiacciato, uova di quaglia candite. Poi, in onore del mio eroe romantico, mi sono goduta la musica dal vivo della Taberna del Corto Maltés (Alameda de Hércules 661), tappezzata di azuleyos.

La notte è magica in Andalusia. “Noche andalusa noche sultana” ha scritto il poeta Manuel Machado. In una di queste notti argentate Ravel immaginò il suo Bolero.

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