b2ap3_thumbnail_blog-schettino.jpgDi bianco vestito, abbronzato come un divo, sorriso a 32 denti stampato sul faccione.

Eccolo Francesco Schettino immortalato nel White Party, la festa in suo onore organizzata dall’editore Piero Graus in una sontuosa villa a Ischia qualche giorno prima dell’ultimo viaggio della Concordia. Come al solito la realtà ha superato la fantasia. Neppure il Crozza più dissacrante avrebbe potuto immaginarselo circondato da signore gaudenti, senza un’ombra di tristezza, un pensiero per le vittime. 

 

“Capitan Codardo” come ama chiamarlo la stampa, è il simbolo della classe politica italiana dove si fanno inchini agli amici, ci si trastulla con fanciulle compiacenti, si abbandona la nave mettendosi in salvo.

 

Ero a Havelock, un’isoletta indiana nelle Andamane, quando è apparsa sullo schermo della tv l’immagine della nave sdraiata su un fianco come un cetaceo ferito e in sottofondo la memorabile telefonata di De Falco che incitava Schettino a salire a bordo. Subito dopo ammiragli inglesi intervistati dicevano la loro, stupefatti ma neppure troppo perché di italiani si trattava. E per gli eredi di Nelson come per il resto d’Europa e del mondo siamo uno zimbello troppo facile, un condensato di vizi storici, la faciloneria, la presunzione, l’ignavia. Da cui qualche volta ci riscattiamo come i protagonisti nel bellissimo La grande guerra di Mario Monicelli.

 

Ma il nostro ineffabile capitano non ha saputo far altro che festeggiare tra champagne e danze, in attesa di dare alle stampe un libro con la “sua verità “. Quella di un uomo che ci vergogneremmo di avere come padre, come marito, come figlio. 

 

Commenti

CONDIVIDI