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b2ap3_thumbnail_blog-felicita.jpgOggi è la prima giornata mondiale della felicità, voluta dall’Onu. Per il fumettista Schulz, inventore di Snoopy, è un cucciolo caldo. Per Tolstoj, l’autore di Guerra e Pace, è volere davvero quello che si fa, per Freud è la realizzazione di un desiderio antico. C’è chi per trovarla ha trascorso la maggior parte della vita tra le isole del Pacifico come il navigatore solitario Bernard Moitessier, e c’è addirittura una costituzione, quella americana, che prevede il diritto dei cittadini a essere felici.

 

La felicità è un luogo” proclama lo slogan dell’Ente Turistico del Bhutan, il piccolo regno himalayano incastonato tra India e Cina, ricoperto per il 60 per cento di boschi, in cui il Fil (l’Indice di Felicità) è più importante del Pil. Un luogo che emoziona come un tramonto sulle dune del deserto, un’isoletta dell’oceano Indiano dove far perdere le tracce o un colle nella campagna umbra in cui l’unico rumore è il canto dei grilli.

Lo conferma un altro studio della Erasmus University di Rotterdam, progettare una vacanza in un posto affascinante fa salire l’indice di felicità. Spiega il filosofo Salvatore Natoli autore di due saggi sull’argomento “La felicità è uno stato di grazia, legato all’imprevedibile, al rapporto con il nuovo, l’inaspettato. Per chi come noi vive in un mondo urbano può essere un’isola tropicale che ci regala emozioni inattese, incontri, riti. Basta abbandonarsi al luogo, all’evento, mai appagati, perché la sazietà è soporifera, non la ricerca o la curiosità.
Conferma Lawrence Osborne, reporter brillante per il New Yorker e autore del bellissimo Il turista nudo (Adelphi), per essere felici “bisogna fermarsi in un luogo e ammirare il tempo che passa”.

Decisamente non è acquistare l’ultimo modello di cellulare: perché lo shopping non rende felici come un viaggio, lo ha dimostrato una ricerca dell’Università di Chicago. Gli arabi che alla felicità hanno dedicato molte riflessioni, mettono la salute al primo posto nella scala dei valori che determinano la gioia di vivere. Le assegnano il punteggio 1, mentre l’amore, la bellezza, la giovinezza varrebbero zero. Ma se mettessimo l’1 davanti agli zeri potremmo avere a disposizione un milione. “C’è un’ape che si posa su un bottone di rosa, lo succhia e se ne va… tutto sommato la felicità è una piccola cosa” recita una poesia di Trilussa. “Che strano, mi ci è voluta una vita per capire che la felicità è nelle cose tranquille, non nelle vette dell’estasi” scrive la turbolenta Anais Nin nel suo Diario. “Non si è mai così infelici né così felici come si pensa” dice una massima di La Rochefoucauld.

Spiega Bruno Pagani, psicoanalista della Società Italiana di Psicoanalisi: “Felicità è la scoperta di esserci, un momento magico in cui siamo distratti da tutto quello che ci circonda e riusciamo a godere del nostro essere nel mondo. È guardarsi allo specchio e stimarsi, dopo che per tutta la vita abbiamo cercato la conferma del nostro valore negli altri. Felici ci sentiamo ogni volta che accettiamo come parte integrante di noi le imperfezioni e i difetti che abbiamo combattuto da sempre con il miraggio di raggiungere la perfezione.

Forse la felicità è davvero a portata di mano, nelle piccole cose di ogni giorno. È nel ricordo e nell’attesa, perché è così difficile da scoprire quando la stiamo vivendo. È nascosta nell’abbraccio di un amico che credevamo perduto, in una notte insonne sotto il cielo stellato, in un desiderio, come diceva Chaplin in Luci della ribalta. Ma sono in molti a pensarla cone Bernard Shaw: “Una felicità perenne? Nessuno potrebbe sopportarla, sarebbe l’inferno in terra”.

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