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blog_triste_declino_riviste_di_viaggioE’ l’ennesima bugia del Banana. Nel match con Santoro a Servizio Pubblico, Berlusconi ha dichiarato di non aver mai licenziato né messo in cassa integrazione nessuno. Forse è stato a sua insaputa come per la casa del suo ministro Scajola, oggi in disgrazia, che la Mondadori qualche giorno fa ha chiuso 4 riviste (Panorama Travel, Casa Viva, Men’s Health, Ville e Giardini) e mandato a casa le redazioni e i collaboratori (che a casa già c’erano di loro).

Ma queste non sono che le prime mosse del radicale progetto di riorganizzazione che Ernesto Mauri, direttore generale periodici Mondadori oltre che numero uno di Mondadori France, ha in mente per i periodici Italia della casa editrice di Segrate. L’obiettivo è quello di disfarsi di più di cento persone entro il 2013. E in più di chiudere la Uor Tivù mettendo tutti in cassa integrazione. Quello che mi ha colpito di più, da addetto ai lavori come giornalista di viaggio, è la chiusura di Panorama Travel, l’ultima (per ora) testata che soccombe, dopo I Viaggi del Sole e Marie Claire Travel a dicembre, mentre Traveller di Condé Nast da mensile è diventato trimestrale.

Vorrei spendere qualche parola sui molti meriti dei magazine di viaggio che hanno insegnato alla gente a viaggiare con le proprie forze, scoprendo luoghi di cui in Italia si sentiva raramente parlare, Bali, l’India, l’Africa che si aprivano al turismo, il leggendario albero di mango di Ujiji, sulle rive del lago Tanganica, dove si incontrarono Stanley e Livingstone: reale, fotografato, raggiungibile.

Erano loro i pionieri, alla ricerca di personaggi simbolo da intervistare come Francisco Coloane, il cantore della Patagonia, di luoghi in cui non vedevano turisti da anni (l’isola di Samosir sul lago Toba, a Sumatra). Nomadi e vagabondi per passione prima che per professione, in piena libertà hanno raccontato, fotografato un mondo che è cambiato profondamente. Come le riviste di viaggio diventate oggi sempre più spesso squallidi contenitori di marchette, comunicati stampa invece di articoli, in mano ai responsabili marketing più che ai direttori. Inutili.

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