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Quanto affermato da Nautica Italiana solo due giorni fa in una conferenza stampa non è vero, fanno sapere da Ucina, in foto di apertura, Carla Demaria, l’attuale presidente, che afferma con un comunicato: «Analizzando le aziende  che compongono il fatturato dell’industria nautica, si registra una suddivisione del fatturato totale di 65% per UCINA (279 aziende) 35% (e non 80% come riportato ) per Nautica Italiana  (32 aziende e non 44 come riportato , la cifra fa infatti riferimento ai marchi delle diverse gamme in produzione)». Ucina aggiunge poi che entrambe le associazioni di categoria hanno fra i propri membri società e attività produttive che costituiscono il corpo centrale del comparto (cantieristica, accessori, motori) così come aziende partecipanti alla filiera più estesa come servizi e porti turistici.  «Il fatturato di quello che abbiamo definito il “core” nel 2014 è di 2,5 miliardi di euro», fanno sapere da Ucina fornendo come fonte i dati elaborati per la pubblicazione La Nautica in Cifre edita dalla stessa Confindustria nautica che prevede possano diventare 2,8 miliardi   nel 2015.

 

Conclude poi la nota che il valore totale del settore nautico, vale a dire la produzione più i servizi e l’indotto, sia pari a 10 miliardi di euro, a fronte di circa 180mila occupati. In questo quadro, spiegano «le imprese di costruzione unità rappresentano poco meno del 12% degli addetti e poco più del 14,5% del valore aggiunto». Tali risultati sono frutto di un’elaborazione Symbola, La filiera nautica  2015, su dati Istat – InfoCamere 2014.

 

A conclusione della questione vi rinviamo a una lettera che Ucina ha inviato ai suoi soci e pubblicata dalla rivista Pressmare in cui il presidente Carla Demaria ribatte ai nove punti del manifesto presentato da Nautica italiana che avete potuto leggere nel link inserito nella prima riga dell’articolo.

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