Finita la settimana dei buoni propositi di gennaio, possiamo tranquillamente ritornare al quotidiano disordine alimentare e permetterci di aggiungere al menu delle ottime polpette di alici, accompagnate da crocchette di miglio, fritte come da copione. Gli ingredienti sono, però, tutti sani, dal pesce azzurro al miglio e, con l’aggiunta di un cucchiaio di curcuma, si pareggiano più o meno i conti.

 

Le regole per un buon fritto sono le soliti: usare una padella in acciaio dai bordi alti e un tipo di olio con un alto punto di fumo. Di consiglio ce n’è uno, meno scontato, ma con una controparte: dovrete acquistare uno strumento che si accumulerà insieme a tutti gli altri gadget da fornello nel famoso cassetto della cucina di Ian McEwan*, si tratta del termometro da frittura. Vi permetterà di controllare che la temperatura dell’olio rimanga costante e, soprattutto, che non raggiunga il punto di fumo, il momento in cui si alterano le proprietà molecolari dell’olio che, da consigliato, diventa controindicato. E, da qui, il segnale di fumo.

 

Di termometri ce ne sono di vari tipi e prezzi, il più casalingo è dotato di un gancio o di una clip con cui si appende il termometro al bordo della padella, la sonda rileva così la temperatura dell’olio che si potrà leggere sul display, la temperatura massima è di solito 300 °C. Troverete un aggeggio di questo tipo a circa dieci euro. Per i professionisti i termometri sono digitali a infrarossi, con la sonda, a inserimento, con allarme. Riporto la dicitura da www.casadeltermometro.it: Tester per l’olio di frittura, termometro digitale elettronico per il controllo della quantità di composti polari in percentuale (PC) con valigetta per il trasporto, certificato di calibrazione e protezione per il sensore. Il costo sale fino a 500 euro.

 

b2ap3_thumbnail_blog-polpette-alici-2.jpgIngredienti per 4 persone

– 300-400 gr di alici
– 3 fette di pan carré
– mezza tazza di latte per ammorbidire il pane
– 10-15 gr di pinoli
– 10- 15 gr di uvetta
– 1 uovo
– pan grattato per dare consistenza alle polpette e per impanarle
– semi di sesamo
– una tazza di miglio
– due tazze e mezza di acqua
– un paio di centimetri di porro a fettine
– sale
– prezzemolo
– 1 cucchiaino di curcuma
– ¾ di  lattina di ceci lessati
– spinacino fresco

 

Preparazione

1. Fate ammorbidire l’uvetta in una tazza d’acqua tiepida e il pane nel latte;

2. Pulite le alici, tagliatele a pezzi piccoli e mettetele in una ciotola. Aggiungete l’uvetta, i pinoli, un uovo, pepe, il pan grattato per regolare la consistenza. Amalgamate bene e lasciate riposare 15 minuti;

3. Fate cuocere il miglio 20 minuti in acqua bollente salata. Una volta pronto, lasciatelo raffreddare;

4. Tagliate a fettine il porro e mettetelo in un recipiente che userete per amalgamare gli ingredienti. Aggiungete i ceci, il prezzemolo, sale e pepe e un cucchiaino di curcuma. Aggiungete anche il miglio e amalgamate molto bene con una forchetta;

5. Preparate due padelle per friggere: nella prima metterete le polpette di alici che avrete passato nel pan grattato e nei semi di sesami e, nella seconda, le crocchette passate nel pan grattato;

6. Accompagnate con dello spinacino fresco condito a piacere.

 


* Ian McEwan, L’inventore di sogni, Einaudi.

Nella grande cucina disordinata c’era un cassetto. O meglio, ce n’erano tanti, ovviamente, ma se qualcuno diceva: — La corda è nel cassetto in cucina, — tutti quanti capivano. Magari poi succedeva di non trovarcela dentro, la corda. 
Quello sarebbe stato il suo posto, insieme a quello di un’altra dozzina di cose utilissime che non si trovavano mai: cacciaviti, forbici, nastro adesivo, puntine da disegno, matite. Cose del genere si cercavano prima di tutto nel cassetto, e poi dovunque. Il reale contenuto del cassetto era in effetti difficile da determinare: oggetti non sistemabili in base a una logica, cosucce inutili, ma che nessuno aveva cuore di gettare via, aggeggi che un giorno, chissà, si sarebbe anche potuto aggiustare.
E perciò, pile non ancora del tutto scariche, dadi senza la vite, il manico di una teiera preziosa, un lucchetto senza la chiave, oppure uno a combinazione il cui numero segreto era ormai un vero segreto per tutti, biglie del tipo più scadente, spiccioli di valute straniere, una torcia elettrica senza lampadina, il guanto superstite di quel vecchio paio che la Nonna aveva fatto a maglia con tanto amore poco prima di morire, il tappo di una bottiglia per l’acqua calda, un pezzo di fossile.
Grazie a un curioso fenomeno di perversa magia, a riempire il cassetto degli utensili, finiva ogni oggetto palesemente inutile. A che cosa sarebbe mai servita la singola tessera di un rompicapo? E d’altra parte, chi se la sentiva di cestinarla?

 

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