L’altra sera ho guardato il cielo, e ho scoperto che da questa parte del mondo la luna ti sorride. È luna crescente, un piccolo quarto nel cielo, ma non è in piedi come da noi. Qui la signora è a pancia in giù, e ti sorpende con un luminoso sorriso. Forse per questo 25 anni fa un gruppo di hippy decise di fare dell’isola di Koh Phangan il luogo in cui celebrare la luna piena.

 

A ritmo di jambé, a passi di hoola hoop e giocolieri di fuoco, ogni 28 giorni iniziarono a festeggiare la luna, rendendo l’isola sempre più famosa per il suo full moon party.  Ancora oggi, ogni mese, la spiaggia di Hadrin ospita tra le 10.000 e le 30.000 persone. Anche se lo spirito originale della festa sembra essersi completamente perso nel tempo (lascio ai curiosi di rave party googleare la conosciuta festa, poichè non è particolarmente di mio gradimento). Basti pensare che a causa della sua fama mondiale attira ogni tipo di persone, soprattutto adolescenti con poca esperienza di viaggi e tanta mancanza di rispetto per l’ambiente e per la cultura locale, cosa purtroppo diventata consuetudine da queste parti. 


 

Ed è un gran peccato, perché l’isola in sé è una vera meraviglia, con splendide spiagge, luoghi magici e feste decisamente migliori del full moon party. È un paradiso, con strade dalla vista mozzafiato, escursioni su stradine di sabbia che circondano cascate nascoste nella giungla, piccole saune dal profumo di erbe tailandesi e alcuni locali cordiali e ancora non corrotti dal turismo di massa. Certo, l’isola è allo stesso tempo ideale per gli appassionati di feste e di yoga. Ed è proprio per questa seconda ragione che sono venuta qui. Le scuole di yoga tra cui la più conosciuta e controversa Agama abbondano intorno a Srithanu Beach. Ristoranti vegetariani, macrobiotici, organici, hanno aperto negli ultimi anni per soddisfare la crescente domanda dei yogini.

 

Insomma, il posto ideale per incominciare il viaggio verso me stessa. 

 

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