Salgo sul retro di una jeep tra frutta, verdura e sacchi di riso. Tra due ore sarò a Lahu Village, al corso di massaggio thailandese. 

 

Fa maledettamente freddo: caspita, mi succede ogni volta, viaggio senza nemmeno leggere un articolo di Giuliana sul posto in cui vado (figuriamoci se mi procuro una lonely planet) perché non voglio avere aspettative, mi piace farmi sorprendere da tutto una volta arrivata. Così il mio unico capo avvolgente è un carinissimo copricostune con le maniche lunghe (uno pensa che in Thailandia ci siano 30 gradi, no?). Dopo essermi sentita come uno di quei polli che viaggiano in gabbia sui camion (empatia con i polli, una ragione in più per essere vegetariana) e aver capito perchè chiamiamo quella reazione al freddo “pelle d’oca”, arrivo nel mondo di terracotta. 

 

Il villaggio è un ammasso di casette su una terra di argilla. Piccole case di bambù, cosi vicine l’una all’altra che temi che l’incrinarsi di una possa avere un tremendo effetto domino. Costruite sul dirupo di una montagna in cui la terra ha il colore rossiccio, e la pioggia crea pozze in cui si disegnano arcobaleni. Tutt’intorno è verde. Una natura apparentemete disordinata, che trova la sua armonia in ogni albero. Sono affascinata da ciò, e dalle facce degli abitanti di Lahu Village, che nemmeno parlano thailandese, ma una lingua solo loro. Sono un ex tribù nomade, che si spostava tra le montagne del nord della Thailandia, finchè il governo, dando sostegno alla comunità, li ha invitati a fermarsi in un unico posto. Coltivano fiori e si autosostengono con frutta e verdura. Non è da molto che i lahuesi vivono qui, una o due generazioni.

 

Mi sembra un posto surrealista, e per mettere ancor più magia al tutto scelgo una mini casetta di bambú come rifugio notturno. La scelta non risulta però essere propriamente furba. Quattro coperte non bastano a proteggemi dal freddo notturno, e la mattina dopo sono congelata. Mi alzo per fare yoga e sento ogni cartilagine scricchiolare. Iniziamo il corso, e più passano le ore e più quella pelle d’oca è presente (e non certo per i brividi dei massaggi). Sogno il sole caldo e il mare fresco. Dormo con un sacco a pelo, una coperta sotto e quattro sopra, ma il secondo giorno l’idea di mettere il naso fuori mi fa scorrere le lacrime. Mi sembra di essere in un igloo, solo con alcuni gechi formato gigante come co-inquilini. Quando finalmente emergo, scopro che ho la febbre. 

 

Capisco che non è il posto giusto per me, semplicemente perchè ho bisogno di riposare, riprendermi e assimilare i cambi della mia vita. Ho imparato ad ascoltare i segnali del mio corpo, a seguire il mio istinto. Massaggiare non è la mia prioità ora. Mi faccio accompagnare a Chang Mai, e prendo un volo per Bangkok. Dopodomani arriverò a Koh Phangan. La streghetta aveva maledettamente ragione!

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