Quello di questo mese è il 12esimo colpo di stato avvenuto in Thailandia. E forse le notizie che arrivano all’estero sono più preoccupanti di quanto realmente siano.

 

Da quando sono arrivata in Thailandia, a dicembre, la gente accampava per strada, e tra pacifiche e meno pacifiche manifestazioni mostrava il proprio scontento verso il governo. Ho chiesto ad alcuni Thai cosa ne pensassero di quanto accaduto qualche giorno fa, e la loro risposta è che ne sono felici. Mi spiegano che i militari sono entrati a eseguire il colpo di Stato per difendere il Re, e qui il Re non solo è estremamente amato, ma è anche la figura più importante per i Thailandesi. Da troppo tempo ormai i litigi e le situazioni di tensione tra i partiti screditavano il suo potere, e per questa ragione sono intervenuti. Senza alcun accenno di guerriglia nei giorni successivi al colpo di Stato.

 

Amici che si trovavano a Bangkok in quel momento, non hanno sentito ripercussioni, e mi raccontano ciò: «L’area di Khao San (area principale a livello di commerci, turismo, e manifestazioni politiche di Bangkok, ndr) era completamente morta alle 22.00, e il mio autobus è arrivato solo con un po’ di ritardo, alle 23.00. Tanti soldati intorno all’area, ma l’atmosfera non era particolarmente pesante. Sono stata in varie aree della città, nel metro, treno, e bus, tutto funzionava normalmente, così come i negozi.»

 

E qui? A Koh Phangan, dove sto io, non è arrivato nulla. Ma è probabilmente una specie di bolla protetta. Al contrario la città di Chiang Mai, nel Nord del paese, è stata messa in quarantena, e in tutto il paese è stato instaurato un coprifuoco dalle 10 di sera alle 5 del mattino. Coprifuoco che comunque oggi, 28 maggio, è già stato ridotto dalle 24 alle 4 del mattino. I negozi che generalmente aprivano tutta la notte (il mitico 7/11, supermercato 24 ore ad esempio) rimangono chiusi in quella frangia oraria, ma le feste del fine settimana, in particolar modo nel sud dell’isola, continuano a funzionare “all night long”. Bisogna portarsi dietro il passaporto o un documento di identificazione, certo, ma personalmente non ho visto nemmeno un poliziotto in giro, e non sono ovviamente mai stata fermata. Ma questo è quanto succede in quest’isola yogi e hippy.

 

Insomma, qui dove sono io tutto scorre tranquillo, e su quest’isola sembra di vivere in una bolla magica. Nel paese, stando a quanto mi raccontano le persone qui, non sembrano esserci grandi preoccupazioni né da parte dei Thailandesi né da parte dei turisti, e a Bangkok la situazione mi dicono essere sotto controllo. I Thailandesi vogliono la protezione del Re, ed è l’unica cosa per cui lottano. 

 

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