È incredibile come un piccolo esserino, possa fare tanti danni a un corpo umano. Ma se la chiamano zanzara tigre, un motivo ci sarà.

 

Un’esperienza di nove giorni, in cui sono passata dal delirio della febbre a 40, a qualsiasi ‘purificazione’ interna ed esterna. La dengue ha diverse forme, ma la cosa comune tra tutte le sue versioni, è un fortissimo mal di testa, provocato dalla disidratazione, dolori muscolari e/o alle articolazioni, febbre, diminuzione delle piastrine, e terribili attacchi di prurito (può sembrare la cosa minore, ma vi assicuro che il prurito interminabile ai palmi delle mani e tra le dita dei piedi è uno dei peggiori strumenti di tortura). Nei casi più radicali si arriva a dissenteria, vomito, ed emorragie interne. Delizioso, non trovate?

 

Non ci sono cure ne vaccini per la dengue, bisogna bere un sacco, cercare di mantenere la febbre sotto controllo e lasciare che il processo faccia il suo corso. Da brava yogini, ho iniziato con alcol sui polsi (l’avevo visto fare dal veterinario al mio cane, e non mi era sembrata una cattiva idea), tanta acqua e succo di foglie di papaya (un disgustosissimo rimedio thailandese). Poche ore dopo mi sono ritrovata sotto tre coperte mentre fuori c’erano 43 gradi, inghiottendo due pastiglie di paracetamolo, poiché la mia cara amica Giulia, che si stava prendendo cura di me, riteneva che i deliri che stavo avendo mi avrebbero presto fritto il cervello. Sono andata avanti così (con tutte le aggravanti di cui sopra descritte) per cinque giorni, e poi i sintomi poco a poco sono diminuiti. 


 

Il mio stile di vita “zen” non solo mi ha aiutato a mantenere la tranquillità, ma addirittura, quando uscivo dalle fasi deliranti, ne ero dispiaciuta. Insomma ci metto sempre tanto tempo e lavoro per raggiungere questi stati meditativi elevati, e con la dengue ne avevo due o tre al giorno, e per di più spontanei! 
Vi sembrerà assurdo, ma nonostante la sofferenza fisica, aver avuto la dengue è stata per me una grandissima opportunità. Non la auguro a nessuno, ma noi yogi e yogini sappiamo che qualsiasi malattia è un’occasione per ripulire i “panni sporchi” emozionali (a volte karmici). E con la dengue se ne ripuliscono decisamente tanti!

 


PS: L’alcol sui polsi aiuta sì ad abbassare la febbre, ma se sono leggere influenze. Il succo di foglie di papaya aiuta a generare piastrine, e posso confermarlo: bevendone due al giorno, sono riuscita a stare lontana dalle flebo dell’ospedale. 

 

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