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Unsailing boat, barca non-a-vela, così ha definito il Pathfinder 58 MKII Aldo Gatti, il progettista responsabile delle linee d’acqua della prossima navetta del cantiere Rose Island: una barca a vela reinventata. «Abbiamo visto le barche a vela che planano negli oceani australi e che percorrono 500, 600 miglia nelle 24 ore. Medie di navigazione da 18, 20 nodi», spiega l’ingegnere. «L’idea era nella nostra testa e siamo stati fra i primi, nel 2005 con il “vecchio” Rose Island Pathfinder, a realizzare e a proporre una barca a motore totalmente nuova, ispirata a quelle forme e disegnata espressamente per: andare piano e lontano con consumi ridotti; andare veloce quando si desidera; affrontare il mare avverso quando le cose si complicano. Abbiamo messo cavalli al posto del vento, ma il concetto è lo stesso: con spinta adeguata si può correre e planare e al tempo stesso il mezzo è capace di navigare piano quando (il vento) il motore cala, con consumi ridicoli, ma con forme atte ad affrontare ogni situazione». 

Il Pathfinder MKII compie però un ulteriore passo in avanti superando i limiti che erano imposti dalle leggi della fisica al suo predecessore. «Si allarga il range di velocità della medesima barca, con una velocità di punta e di crociera maggiore», afferma il designer. 

 

pathfinder-58-mkii-1La fisica ci dice che la velocità di una carena dislocante è determinata dalla sua lunghezza al galleggiamento. Più aumenta la velocità e più crescono l’altezza dell’onda anteriore e la sua lunghezza. Quando la lunghezza dell’onda generata diviene uguale alla lunghezza della barca si raggiunge la cosiddetta velocità critica, quella praticamente impossibile da superare in regime dislocante: dato che l’onda nasce un po’ a poppa della prua, la prima cresta passa oltre la poppa e la barca si siede nel cavo, sollevando la prua. Semplificando in altri termini si può immaginare che la barca vada sempre più in salita. E più potenza si dà più ripida è la salita e, a consumare ulteriormente energia, si creano più onde che si propagano in ogni direzione. Così, pur dando più potenza non si aumenta di velocità. «Non abbiamo avuto la pretesa di andare contro le leggi della fisica, ma abbiamo trovato il modo di collaborare con dolcezza con esse: abbiamo disegnato più barche, per situazioni fisiche di funzionamento diverse, e le abbiamo amalgamate fra loro, fino a farne una ben funzionante nelle diverse situazioni» racconta Gatti. 

 

Il concetto del Pathfinder è proprio questo: con una piccola variazione di assetto, ottenuta spontaneamente da un sottile equilibrio di distribuzione dei volumi e del peso, il Pathfinder MKII muta e assume una distribuzione di volumi adatta alla velocità del momento Se si dà più manetta la prua esce dall’acqua, la lunghezza immersa della carena si accorcia e si raggiunge più velocemente il regime di planata e, al contempo, le linee d’acqua a poppa diventano più piene.

Non è stato abolito il semidislocamento, che si ha alla velocità critica, ma si è creato uno scafo che transita dolcemente e in scioltezza da dislocante a planante, oscillando e adattandosi al sistema d’onda generato. Da questo momento in poi la barca plana, fornendo cavalli la velocità cresce di conseguenza e la percentuale di dislocamento supportato dinamicamente diviene sempre maggiore.

 

pathfinder-58-mkii-2L’MKII nasce da qui, da una carena che si adatta mutando forma. Per riuscire in questo intento trasformista è stata aggiunta una parte a geometria variabile, governata da una piattaforma inerziale che rileva le velocità e le accelerazioni e, agendo su semplici dispositivi meccanici, adatta gli angoli e le forme poppiere alle necessità: il volume immerso rimane costante, ma una parte muta posizione. 

Il valore che mette in relazione velocità e lunghezza della barca è il cosiddetto numero di Froude (Fn), dal fisico che nella seconda metà dell’800 compì importanti studi di fluidodinamica. «Quando la velocità è bassa l’Fn è basso e si è in dislocamento: qui il sistema inerziale non agisce e le forme a poppa sono quelle di una barca dislocante a  ridotto consumo. A Fn intermedio il sistema entra in funzione trasformando le forme e rendendole via via più piene e adatte a favorire le forze dinamiche. Si ha così una barca capace di planare stabilmente a bassa velocità, ma in grado di raggiungere velocità superiori fornendo potenza», conclude l’ingegnere.

 

Tanta novità sotto la linea di galleggiamento non poteva essere che accoppiata a un’opera morta altrettanto innovativa. «Il Cantiere non voleva semplicemente un’operazione di restyling del Pathfinder 58. L’estetica doveva essere in linea con la dualità della carena, dislocante e planante», dice Marino Alfani, autore degli esterni, che continua, «mi sono subito posto l’obiettivo di realizzare linee estetiche che non si identificassero con quelle  delle  navette che vediamo oggi in acqua. Io volevo progettare qualcosa di unico e di carattere. Un connubio di potenza e leggerezza, con un occhio verso il futuro che però, nella sostanza e nel cuore, restasse profondamente Rose Island» Così a Chignolo d’Isola, con l’architetto 35enne, sono partiti a modellare dalla vera scorza del Pathfinder, le linee d’acqua della casa del rosone; lavorando sulle forme hanno dato vita a una coperta diversa, più alta, con ancora più importanza data alla prua e alle proporzioni. «La sovrastruttura abbraccia la poppa e si inserisce con armonia su di essa, in una continuità morfologica tra scafo e coperta: i due elementi, in sinergia, diventano una cosa sola. La tuga si alza con il peculiare vetro in aggetto, elemento che conferisce forma e carattere alla barca. Il pozzetto è un open space, totalmente libero e personalizzabile. Anche il ponte di prua è costituito da un’unica, grande superficie che regala generosi volumi all’interno, modellabili su sei differenti versioni di layout», spiega Alfani.

 

pathfinder-58-mkii-3Come è uso nel cantiere che è diventato famoso per aver avuto la presunzione di registrare i suoi modelli come Lobster (gli unici a poter usare nei termini di legge questo nome), a tirare le fila del progetto c’è il proprietario, l’ingegner Fabio Rosa. 

«Noi siamo un cantiere piccolo, ma ci ispiriamo in grande. Vogliamo riferimenti solidi, assoluti. Così, per le nostre scelte progettuali e stilistiche ci rifacciamo a Marco Vitruvio Pollione, il più famoso teorico dell’architettura di tutti i tempi. Nel suo De Architectura, scritto intorno al 25 a.C e dedicato all’imperatore Augusto, fissa i tre canoni di una costruzione:  utilitas (utilità nella funzione); firmitas (solidità nella statica e nei materiali); venustas (venustà, bellezza, estetica)». 

 

Per vivere, lavorare, meditare, divertirsi, riposarsi ecc. l’uomo ha bisogno di strutture architettoniche adatte a soddisfare le varie esigenze: l’utilitas. 
È logico aspettarsi, poi, che tali strutture siano le più idonee alle necessità specifiche richieste, specialmente per quanto riguarda solidità, durata nel tempo, protezione dagli agenti atmosferici, difesa della privacy: la firmitas.
Vitruvio teorizza, infine, che a unire le due qualità siano degli esperti che usano le esperienze del passato e le regole del presente. Così da fondere utilità e solidità in un unico oggetto compiuto e definito, con la componente estetica a fare da legante: la venustas.

Utilitas e firmitas si possono definire in termini oggettivi, la venustas è invece legata ad aspetti personali e culturali: non è scontato che sia intuibile o percepita come tale. Di conseguenza i tre elementi vitruviani, non si possono porre sullo stesso piano, ma hanno una gerarchia. L’architetto romano dà proprio alla bellezza il primato perché è lei la chiave principale per l’assemblaggio perfetto delle altre due qualità.

 

La carena del Pathfinder MK II è studiata per assicurare comfort di navigazione in assetto dislocante fino alla velocità critica, ma, e qui risiede la novità rispetto all’attuale panorama di mercato, plana già da 11,5 nodi e in tale regime garantisce efficienza e comfort per tutte le velocità di crociera, con la possibilità di sviluppare una velocità massima di 25 nodi. «Una barca così aveva bisogno di una nuova classe che la identificasse. Abbiamo scelto il nome di Giano, il dio romano delle origini e delle creazioni, dei passaggi e dei cambiamenti. È ricordato per le due facce, una rivolta al passato e una al futuro. Primo dio italico è anche considerato l’inventore delle navi. Solo lui poteva dare il nome alla classe del Pathfinder MK II». Chiosa Fabio Rosa.

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