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Si dice che la storia sia ciclica, anche quando si parla di Lobster boat, ma non si dice mai che è vero solo se la storia è vista in pianta.Se si guarda di prospetto, la storia, è una spirale: in apparenza ritorna, in effetti avanza. Così, quando si pensa di essere di nuovo al punto di partenza, in realtà siamo arrivati a un livello superiore.

 

C’era una volta il Maine

rose-island-38 2Lo evidenziano tre storie. Tutte e tre che iniziano con l’immortale: c’era una volta… C’era una volta il Maine, regione nordoccidentale di quella terra romana un tempo chiamata Gallia. Una contea, per la precisione, nata nel 955 con Ugo I e rimasta indipendente per 630 anni finché non fu incorporata nel regno di Francia alla morte di Francesco di Valois­ Orléans. Ma il suo nome non si spense. Da lì, uomini coraggiosi varcarono l’Oceano Atlantico e fondarono un altro Maine. Il primo europeo a stabilirsi nel pezzo del continente americano che oggi conosciamo con quel nome fu Pierre Du Gua, Sieur de Mons, nel 1604. E che il nome, presente nei registri ufficiali già dal 1665, derivi dalla antica contea europea lo ha stabilito nel 2002 anche la corte legislativa del Maine. Quegli uomini portarono con sé l’idea di nave che li aveva fatti giungere fin lì. Idea che si è evoluta e ha fatto nascere delle barche sicure, funzionali. Oggi, possenti come allora, sono tornate a casa, per stabilirsi fra i laghi alpini che hanno visto nascere i motoscafi migliori da sempre e dove hanno riscoperto anche lo spirito dell’antica bellezza. 

 

La 24 ore più famosa d’America

Kalliste-38-0C’era una volta… una squadra di piloti e la determinazione di un gruppo di italiani decisi a dimostrare che si può andare a imporre il proprio valore anche dove gli altri si sentono padroni. Fabio e Gabrio Rosa, due fratelli che condividono la passione per le auto da corsa e per le belle barche, varcano l’oceano e con un equipaggio tutto italiano, «all from Italy» come dicono gli americani, vincono la 24 ore di Daytona. Impresa mai riuscita a una compagine tricolore che riesce anche a raddoppiare l’exploit conquistando un’altro trofeo che nel suo albo d’oro non ha una terna di nomi tutti italiani: dopo aver riattraversato l’Atlantico, il gruppo guidato dai due fratelli arriva a Le Mans e vince la più famosa delle 24 ore. Infine, la squadra varca di nuovo i confini nazionali e nel tempio dei motori dell’autodromo di Monza vince la 1000km. In tutte e tre le occasioni, il nome Rose Island faceva bella mostra sulle macchine vincenti.

 

Ma una volta c’era anche… la Champagne

1701-vintageQuando i monaci si ritirarono dall’amata Italia, violata da popolazioni barbare e pagane, portarono con sé, oltre ai codici, il sapere del vino. Qui, poi, la storia si ammanta di leggenda e si narra di Pierre Pérignon, monaco benedettino (Dom Pérignon, dice nulla?), l’unica persona cui si attribuisca l’invenzione di un vino. Fu lui che avrebbe saputo, da questa terra fredda e poco favorevole alla vite, selezionare il vino migliore, (pinot nero), assemblare uve provenienti da aree diverse, sostituire il tappo di legno con quello in sughero e promuovere la fermentazione in bottiglia definendo, così, i canoni del “metodo classico”. Il nettare prodotto prese il nome della regione: Champagne. Trascorrono i secoli, il pendolo della storia oscilla eterno e anche qui pare tornare dove era partito: la Franciacorta (il suo nome non è un caso) riscopre l’antica virtù. E in questa terra, il metodo classico arriva ancora a un ulteriore sviluppo, generando un gran vino biologico e biodinamico, in cui l’uomo accompagna la trasformazione della terra in frutto e poi bevanda, riducendo ai minimi termini il suo intervento sul funzionamento della natura. Così, le Lobster boat che sono rientrate nei porti delle loro origini dopo un girovagare di secoli in mari inospitali, oggi, sotto le insegne di Rose Island, scelgono per il varo il Brut Millesimato 1701 Franciacorta.

 

Dopo le curve, la retta

rose-island-65 2Talvolta, però, le storie non seguono solo linee curve, ma anche delle rette. Come quella che passa per i due punti fulcro del diporto in nord Italia. Il primo è Lecco, città natale di Fabio Buzzi e della sua FB Design, uno dei numi tutelari della motonautica sportiva. L’altro punto è Sarnico, paese dove l’ingegner Carlo Riva ha fatto nascere i motoscafi che portano il suo nome e divenuti simbolo addirittura di uno stile di vita. Tra questi due estremi, è baricentrico Chignolo d’Isola, dove Fabio Rosa, il terzo ingegnere della storia lineare ha dato vita alla Rose Island.

 

Welcome back Lobster, il tuo nome ora è Rose Island.

 

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