Albi professionali nautica

Siamo sicuri che i progettisti, i periti e tutte le figure che oggi operano nella nautica (cui si può accedere tramite albi professionali) siano in grado di garantire la qualità del prodotto e un sereno rapporto del diportista con la sua barca? È la domanda che si pone Giovanni Ceccarelli, il presidente di As.Pro.Na.Di, l’associazione dei progettisti navali per il diporto che, alla luce della questione, chiede un tavolo tecnico e nuovi periti, per garantire nel tempo il prodotto imbarcazione da diporto.

Secondo Giovanni Ceccarelli, presidente As. Pro. Na.Di, è necessario definire meglio le competenze richieste ai periti che operano in campo nautico.

Secondo Giovanni Ceccarelli, presidente As. Pro. Na.Di, è necessario definire meglio le competenze richieste ai periti che operano in campo nautico.

In pratica, potrebbe essere il caso di definire  con maggior dettaglio i campi di competenze nel settore nautico. Vale a dire creare e gestire nuovi albi professionali specifici. A questa conclusione si arriva dall’esperienza pratica. Se io devo costruire un’imbarcazione da diporto dal natante al megayacht, a vela o a motore che sia, mi avvalgo delle competenze di tanti tecnici specifici: da chi disegna le linee d’acqua a chi si occupa delle strutture e chi dei materiali. Una volta costruito il guscio, dovrò riempirlo di contenuti: impianti, arredi ecc. E nei vari campi specifici, oggi sempre di più, serve una preparazione ad hoc. È facile capire che servono competenze diverse a chi si occupa di circuiti elettrici e chi cura della climatizzazione, a chi cura i servizi relativi alla sala macchine e chi invece chi pensa alla domotica o all’arredamento.

Albi professionali, servono davvero?

Quindi, se io azienda, ma anche se io cliente, nel caso in cui voglia fare eseguire una perizia su una barca da comprare, o abbia un contenzioso con un cantiere, come posso avere la certezza che chi mi sta fornendo quel servizio sia realmente competente in quella materia?

Spiega l’avvocato Andrea Petragnani Cincarelli, fondatore dell’omonimo studio legale  specializzato in diritto marittimo e nautica da diporto: «Il problema è che non c’è uno strumento che definisce le figure tecniche specifiche che operano nella nautica da diporto. L’articolo 280 bis del Regolamento per l’esecuzione del codice della navigazione inquadra la figura del progettista di imbarcazioni da diporto, ma non specifica né quante né quali competenze servono per essere uno dei tecnici che operano nella costruzione, nell’allestimento o nella normale gestione di una barca. Purtroppo questo testo non è stato supportato come avrebbe dovuto dal Codice della nautica da diporto del luglio 2005»

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L’avvocato Andrea Petragnani Cincarelli, dell’omonimo studio legale specializzato in diritto della navigazione e nautica da diporto.

Il punto è che tale mancanza di chiarezza influenza tutta la vita dell’imbarcazione e quindi del diportista-armatore. Illustra l’avvocato: «Per capire come questa carenza sia significativa, basta pensare a un caso banale: se ho dei danni all’ormeggio, quale è la figura che devo chiamare per stabilire di chi è la responsabilità? Chi può dire se chi aveva in custodia la mia barca si è comportato in modo corretto? Oppure se ho problemi all’impianto di climatizzazione, siamo sicuri che un esperto di costruzione navale sia anche competente nella gestione degli impianti?».

Oggetto complesso, tante competenze diverse

Si spinge oltre Ceccarelli: «L’Art. 280 bis andrebbe integrato: definendo che competenze servono quando si parla di una barca e chi le ha; servirebbe la definizione di sottocategorie; nuove figure di perito con esperienza di: architettura navale (linee d’acqua, stabilità ecc ); materiali e tecniche di costruzione (legno, metallo, materiale composito); sistemi e impianti; domotica; climatizzazione ecc, e una volta definite si dovrebbero creare degli albi specifici per i vari ruoli».

As.Pro.Na.Di., in pratica, chiede una certificazione definita in modo univoco e che non prescinda dall’esperienza personale.

Ma non c’è pericolo che questa presa di posizione, la creazione di nuovi albi, sia interpretata come una sorta di cartello, come una mossa protezionistica dell’associazione a favore dei soci?

«Tutt’altro, la decisione va a vantaggio di tutti. Noi non abbiamo intenzione di limitare ai nostri soci la presenza in questi albi, ma chiediamo che chi c’è iscritto abbia le competenze per essere definito perito di quella specifica materia. D’altra parte se gli stessi soci hanno un inquadramento differente a seconda che siano studenti o professionisti che lavorano nel campo, a rigor di logica dovrebbe essere così anche per le figure dei tecnici chiamati a dare un parere spesso fondamentale, come in sede di dispute processuali», chiarisce il presidente. Uno strumento del genere, dovrebbe avere una duplice valenza: verticale, definendo le competenze; e orizzontale, creando delle aree in cui suddividere il territorio nazionale, su cui operano i vari periti. Questo a vantaggio della fruibilità del servizio da parte del diportista, per evitare che ci siano regioni in cui non si trovano periti con una competenza specifica, situazione che obbliga chi ha bisogno di una consulenza a rivolgersi a un perito molto lontano (e quindi molto costoso per via delle spese di trasferta o vacazioni).

Un tavolo di esperti

As.Pro.Na.Di., come ente riconosciuto dal ministero dei Trasporti e delle infrastrutture può essere uno strumento di verifica, per stabilire chi ha le competenze e chi no», dichiara il presidente Giovanni Ceccarelli, «e per capire bene quali sono le figure e quali competenze debbano avere la nostra associazione propone di arrivare a un protocollo di intesa con gli esperti della nautica da diporto, un pool che coinvolga l’università, il ministero dei Trasporti e delle infrastrutture,  UCINA – Confindustria Nautica , e As.Pro.Na.Di. per definire le competenze e le nuove figure».

Sergio Abrami, i suoi primi progetti risalgono ai primissimi Anni 70  dello scorso secolo, è uno dei decani della associazione ancora in attività, conferma l’esigenza della creazione di questi specifici albi di settore.

Sergio Abrami

Sergio Abrami, progettista e membro storico di As.Pro.Na.Di, si augura una veloce risoluzione della questione legata agli albi per definire le nuove figure peritali.

«Eseguire perizie non è la mia attività principale, ma pur con ormai 45 anni di esperienza sulle spalle trovo utile, se non indispensabile, avere l’opportunità di indagare su casi di non corretta applicazione delle “regole d’arte” (frase che suona antiquata, ma che in realtà nasconde, come il concetto di “carena marina”, semplici, ma fondamentali verità ). Chiaramente metto le mie conoscenze, la mia esperienza al servizio dei clienti o del giudice, quando chiamato a fare il CTU, (consulente tecnico d’ufficio, in sostanza: l’occhio esperto in materia di un giudice, ndr) essenzialmente in campi attinenti le mie specifiche competenze legate al mondo dei materiali compositi e delle leghe leggere».

Qualche perplessità in merito all’attuazione?

«Si, e più di una, ma essenzialmente sul metodo, sul percorso da seguire per arrivare in tempi brevi a rendere operativa questa brillante idea scaturita dal consiglio della Associazione Progettisti Nautica Diporto. Sono abituato ad agire in ambito normativo – tecnico sportivo  internazionale  mediando concetti, criteri spesso apparentemente lontani. Ritengo che l’unica strada percorribile sia quella di creare un tavolo di concertazione che, come già indicato dal presidente Ceccarelli, includa tutte le figure, a vari livelli coinvolte nel comparto nautico. Fondamentale è la capacità di amalgama e di mediazione che deve avere il chairman della commissione. Non parole, ma azioni».

Ecco, l’idea è lanciata, ora c’è solo da aspettare.

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