Molti amici mi hanno chiesto: “Ma come è festeggiare il Natale al caldo?”. Ebbene, dopo essere sopravvissuta al mio primo Aussie Christmas, posso finalmente raccontarvi come è andata. Ma partiamo dal principio e andiamo con ordine.

 

1 dicembre: iniziano i preparativi

Il 1 dicembre in Australia inizia ufficialmente l’estate e cosa fanno gli Australiani? Beh, ma è ovvio, espongono le decorazioni natalizie. E poco importa se fuori ci sono 37’C all’ombra, Natale quando arriva, arriva e le decorazioni ci vogliono. Su questo potrei essere anche d’accordo, ma qualcuno dovrebbe spiegarmi perché tutto attorno a me sembra richiamare il più tradizionale “Bianco Natale” mai visto. Luminarie per le strade che ripropongono cascate di neve e ghiaccio, vetrine con improbabili surfisti pesantemente vestiti da Babbi Natale e palme decorate a mo’ di abeti del Trentino. Perché? Perché nel posto con il più bel clima al mondo, dove un finto inverno dura meno di tre mesi e la giacchetta di renna è la massima pesantezza consentita, dovremmo desiderare un bianco Natale? La questione resta per ora irrisolta.

 

8 dicembre: caspita, ma è festa!

In molte città italiane l’8 dicembre segna ufficialmente l’inizio della stagione natalizia con accensione delle luminarie e inaugurazione dell’albero in piazza. Non è cosi in Australia dove ho scoperto non si festeggia ne’ l’Immacolata ne’ la Befana. E allora come fare a capire quando le feste iniziano e finiscono? Ma è semplice: la foto di rito sulle ginocchia di Babbo Natale al centro commerciale da inizio al Natale e i 40’C all’ombra già alle nove del mattino se lo portano via.

 

20 dicembre: la spesa per la vigilia

Lo ammetto, sono in ritardo, anzi in super ritardo per spedire i miei regali in patria. Si lo so, l’anno prossimo mi dovrò attivare prima ma quest’anno è andata così. Non mi resta che concentrarmi sullo shopping per il cenone della Vigilia. E qui viene il bello. L’italiano all’estero quando decide di cucinare italiano lo fa seriamente, figuriamoci poi in occasione del Natale. Ricette tradizionali seguite alla lettera e ingredienti italiani 100%. O meglio, questo è quello che vorrebbe e ad una settimana dalla Vigilia o poco meno, con ancora tutti i negozi che vendono prodotti italiani da visitare, l’entusiasmo è alle stelle. Sappiamo cosa cucinare e sappiamo cosa ci serve. Ora il più è trovarlo. 

 

23 dicembre: la mostarda, questa sconosciuta

Nella famiglia di mio marito il piatto forte della Vigilia sono i tortelli di zucca e quindi che tortelli siano. Ingredienti: farina e uova per la pasta, zucca, Parmigiano Reggiano, amaretti e mostarda per il ripieno. Abbiamo tutto, manca solo la mostarda. Ore 8 del mattino, sono pronta: ho la lista di tutti i negozi di prodotti italiani nel raggio di 20 km, ho i numeri di telefono e, quel che più importa, so come si dice mostarda in inglese. Inizio a telefonare: “Do you have Mustard fruit?”. Dopo aver ripetuto la domanda mediamente tre volte, fatto lo spelling e dato anche una breve descrizione del prodotto, le risposte sono state le seguenti: no, non so cosa sia, non esiste. Tralasciando il “Non esiste”, il premio per la migliore risposta lo vince una nota macelleria italiana: un bel “L’abbiamo finita” non prima però di esser stata messa in attesa ascoltando “L’uccellin della comare” per ben due minuti. Non ci volevo credere ma ammetto che ho fatto i complimenti per la scelta alla signora della macelleria.

 

Ora vi lascio con ancora un po’ di curiosità sul mio primo Aussie Christmas e nel frattempo vi autorizzo a mangiare l’ultima ciliegina del vostro barattolo di mostarda.

 

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