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La popolazione di pesci fondamentali per l’alimentazione umana è in serio impoverimento in tutti i mari del mondo con reali rischi di collasso, secondo quanto recentemente pubblicato dallo studio del Wwf Living Blue Planet Report che tuttavia propone anche delle soluzioni reali e pratiche per invertire questa drammatica tendenza. Il grido d’allarme era già stato lanciato lo scorso anno dall’Università di Halifax, in nuova Scozia che dava il 2048 come anno della scompasra dei pesci dagli oceani.

 

wwf-oceano-senza-pesci-2Tonni e sgombri in via di estinzione

L’aggiornato studio effettuato su mammiferi marini, uccelli, rettili e pesci mostra che la popolazione degli abitanti del mare, negli ultimi 40 anni si è ridotta in media della metà con il decremento di alcuni pesci arrivato addirittura al 75%. Questi dati lasciano immaginare problemi per tutti, ma soprattutto per chi vive nei paesi in via di sviluppo.Per invertire questa tendenza al ribasso, fanno sapere dal WWF, i leader mondiali devono impegnarsi affinché il recupero dell’oceano e la salute degli habitat costieri rimangano in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite che saranno presentati ufficialmente proprio in questi giorni. I negoziati per un patto globale sul clima sono anche l’occasione per stringere un accordo a sostegno della salute degli oceani.

 

Abbiamo danneggiato il mare troppo velocemente

«Abbiamo pubblicato con urgenza questo rapporto per fornire la foto più aggiornata sullo stato degli oceani», spiega Marco Lambertini, direttore generale di WWF International. «Nell’arco di una sola generazione l’attività umana ha seriamente danneggiato il mare catturando il pesce più velocemente di quanto possa riprodursi e distruggendo, al contempo, i loro luoghi di riproduzione e le lore nursery. Per assicurare un’abbondante vita marina alle prossime generazioni, sono necessari profondi cambiamenti».

 

La ricerca del report WWF indica che le specie essenziali per il commercio e la pesca di sussistenza, e dunque risorse mondiali di cibo, sono quelle che hanno sofferto il maggior declino. Sottolineando la seria riduzione delle riserve di pesce commercialmente interessante, il report evidenzia la drammatica perdita del 74% della popolazione globale di pesci comunemente usati per l’alimentazione, come toni, sgombri e palamite.

 

Una gara che distrugge il nostro mare

«Siamo in gara per catturare gli ultimi pesci; potremmo privare le persone affamate di una fonte di cibo vitale e di un motore economico essenziale. La pesca eccessiva, la distruzione degli habitat marini e i cambiamenti climatici hanno conseguenze disastrose per l’intera popolazione umana. Per le comunità più povere che si affidano al mare per sopravvivere, la possibilità di rimanere vittime di ciò che sta per accadere è più vicina e più grave. Il crollo degli ecosistemi oceanici potrebbe innescare un grave declino economico e persino minare la nostra lotta contro la povertà e la malnutrizione», ha spiegato Lambertini. Lo studio mostra una riduzione del 49% delle popolazioni marine star il 1970 e il 2012. L’analisi ha seguito 5.829 popolazioni di 1.234 specie differenti, una mole doppia rispetto agli studi precedenti, e dando così una fotografia più chiara, ma anche più preoccupante della salute del mare.

 

Oltre ai pesci si attaccano anche coralli, mangrovie e praterie marine

wwf-oceano-senza-pesci-3I risultati sono basati sul Living Planet Index, un database gestito e analizzato dai ricercatori della Zoological Society of London (ZSL). Per rispondere alle allarmanti statistiche pubblicate nel WWF’s Living Planet Report 2014, questo documento mostra come la pesca eccessiva, il danneggiamento degli habitat e il cambiamento climatico incidano sulla biodiversità. In aggiunta all’impoverimento delle popolazioni di pesci, il report mostra il declino delle barriere coralline, delle mangrovie e delle praterie di mare che supportano le specie ittiche e forniscono un servizio di qualità alle persone. Oltre un terzo dei pesci seguiti nello studio dipende dai coralli per vivere e ora queste specie mostrano un pericoloso declino del 34% tra ilk 1970 e il 2010. Le ricerche mostrano anche che a causa dei cambiamenti climatici le barriere coralline possano sparire entro il 2050. Con oltre il 25% delle specie marine che vivono in questo habitat e oltre 850 milioni di persone che ne beneficiano direttamente in termini economici, sociali e culturali, la perdita delle barriere coralline sarebbe un’estinzione catastrofica con drammatiche  conseguenze sulla comunità.

 

Senza il mare non possiamo vivere

«L’oceano è una parte integrale delle nostre vite. Noi siamo tenuti in vita dalla sua azione di pulizia dell’aria, dal cibo e da tutti gli altri servizi che ci fornisce. Inoltre siamo semplicemente attratti dal mare e dai suoi abitanti, che sia una gita sulla spiaggia o una visita al ZSL London Zoo per vedere i pinguini. Questo documento suggerisce che miliardi di animali sono stati persi solo durante la mia vita. Questa è una terribile e pericolosa eredità da lasciare ai nostri nipoti», fa presente Ken Norris, direttore scientifico al ZSL. Mentre l’eccessivo sfruttamento è identificato come la principale minaccia per la biodiversità marina, lo studio rileva che sono le modificazioni climatiche a causare il cambiamento più repentino nelle acque oceaniche che in qualsiasi altro momento da milioni di anni. L’aumento delle temperature e i livelli crescenti di acidità causati dall’anidride carbonica aggravano gli impatti negativi della pesca eccessiva e di altre gravi minacce, tra cui il degrado degli habitat e l’inquinamento.

 

Un danno ambientale ed economico miliardario 

Oltre all’ovvio danno naturale, le minacce incidono anche sui dati economici e mettendo a rischio una produzione annuale di 2,5 miliardi di dollari e un valore totale di almeno 24 miliardi di dollari come mostrato in un precedente studio del WWF. «La notizia buona è che una soluzione esiste e sappiamo di cosa abbiamo bisogno di fare. L’oceano è una risorsa rinnovabile e può servire tutte le future generazioni se lo sfruttamento è gestito in maniera intelligente», spiega Lambertini. «Se viviamo entro limiti sostenibili, il mare contribuirà alla sicurezza alimentare, ai mezzi di sussistenza, alle economie locali e ai nostri sistemi naturali. L’equazione è semplice. Dobbiamo cogliere l’occasione per sostenere l’oceano e invertire il danno mentre siamo ancora in tempo». 

 

Esiste una soluzione all’inquinamento

Il Living Blue Planet Report spiega in dettaglio le opportunità per i governi, per gli affari e per le comunità di garantire lunga vita agli oceani. Misure fondamentali per conservare gli oceani prevedono la conservazione e la ricostruzione del capitale marino naturale; un consumo più saggio e una sostenibilità sempre maggiore. All’inizio dell’anno, un altro studio del WWF ha mostrato che ogni dollaro investito nella creazione di aree marine protette può arrivare a triplicare il proprio valore attraverso moltiplicatori come posti di lavoro, protezione costiera e pesca. L’analisi mostra che incrementare la protezione di ambienti a rischio potrebbe portare dei vantaggi netti che vanno dai 490 ai 920 miliardi di dollari nel periodo 2015-2050.

  

Si aspetta anche l’intervento dell’Onu

Dal 25 al 27 settembre scorsi alle Nazioni Unite, i governi hanno formalmente sottoscritto la 2030 Agenda for Sustainable Development , l’agenda da qui ai prossimi 15 anni per lo sviluppo sostenibile. Le priorità includono la riduzione della povertà, l’aumento della qualità e della sicurezza del cibo che deve essere direttamente collegato alla salute degli oceani. È fondamentale che gli sviluppi politici ed economici vadano verso l’arresto di: distruzione degli habitat, pesca eccessiva, pesca illegale e inquinamento marino. Secondo lo studio le decisioni prese alla conferenza sul clima organizzata dall’Onu a Parigi avranno un impatto diretto sul futuro della salute marina. Gli impegni internazionali attuali sono ancora lontani delle azioni necessarie per fermare livelli di riscaldamento e di acidificazione in atto che si stanno dimostrando catastrofici alla biosfera marina e a tutte le persone che dipendono.

 

Campagna WWF sugli oceani del mondo

La campagna WWF sugli oceani del mondo, Sustain Our Seas, Sostieni i nostri mari, è costruita su decenni di lavoro dell’organizzazione ambientalista e dei suoi partner sulla conservazione della vita marina e va proprio in questa direzione. Il WWF sta lavorando in accordo con i governi le aziende e le comunità per incoraggiare i leader ad attuare velocemente le necessarie azioni per supportare gli oceani e proteggere il benessere e i mezzi di sussistenza di miliardi di persone che vivono sui mari.

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