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L’isola del Giglio è uno dei siti più importanti per immersioni in Italia. Praterie di posidonia, meravigliose gorgonie e coloratissime spugne rendono la zona un vero e proprio patrimonio naturale. Purtroppo, nonostante si trovi nell’area protetta del Santuario, che si estende tra Toscana, Liguria e Costa Azzurra, non vi sono regole specifiche contro l’inquinamento, nessuna misura per limitare il traffico marittimo nelle zone più sensibili o controlli per evitare l’abbandono di rifiuti dalle imbarcazioni come previsto dalla normativa internazionale.

Troppo spesso – ricorda Giorgia Monti, responsabile della campagna Mare di Greenpeace Italia – sotto la superficie del mare si nasconde ciò che non vogliamo vedere: rifiuti, sostanze inquinanti, fondali distrutti da attività di pesca e ricreative ben poco rispettose dell’ambiente. Fa rabbia vedere come alla fine della stagione turistica alcuni tra i fondali più belli del Santuario si trasformino in una vera e propria discarica. È ora di tutelare davvero il nostro mare a partire dalle aree più sensibili“.

L’iniziativa, organizzata in collaborazione con il Diving Isola del Giglio, è stata realizzata con la partecipazione dei volontari di Greenpeace. I rifiuti sono stati portati in spiaggia per essere contati e poi differenziati con l’aiuto del Comune dell’isola. Sono inoltre state documentate zone con gorgonie spezzate e chiari segni di degrado legato ad ancoraggi impropri. Un danno ambientale che potrebbe essere evitato con il posizionamento di boe per l’ancoraggio e il controllo delle imbarcazioni turistiche nelle aree di maggior valore ecologico.

Il Santuario dei Cetacei attende da oltre dieci anni la dovuta tutela. Non ci si può dunque sorprendere che in assenza di regole precise la presenza di questi animali, anche al largo dell’isola, sia sempre più sporadico mentre il degrado dell’ecosistema marino aumenta. “È responsabilità delle istituzioni e di noi singoli cittadini iniziare a prenderci cura di un patrimonio ambientale che è di tutti“, conclude Monti. 

Il prossimo mese saranno passati dieci anni dalla legge con cui l’Italia sanciva la creazione del Santuario dei Cetacei. È ora che il Ministero dell’Ambiente, insieme alle Regioni che si affacciano sull’area, mettano in atto un preciso piano di gestione per tutelare l’ambiente e gli interessi delle comunità locali, come quella del Giglio, che dalle sue ricchezze dipendono.

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