2048-fine-dei-pesci

 

Signori abbiamo la data di scadenza: 2048. Per quell’anno tutti i pesci saranno spariti dal mare. Non è una nuova versione di: Addio, e grazie per tutto il pesce (il titolo del terzo romanzo della “trilogia in cinque parti” di Douglas Adams che prende il via con Guida galattica per gli autostoppisti è il messaggio lasciato agli umani dai delfini che hanno abbandonato la Terra, prima che questa venga distrutta da delle astronavi che devono costruire una superstrada spaziale), ma una dura realtà, per lo meno se lo studio di Boris Worm, si dimostra esatto. Il ricercatore della Dalhousie University di Halifax, in Nova Scotia, con l’aiuto di colleghi nel Regno Unito, Usa, Svezia e Panama ha aggiornato quanto già aveva pubblicato nel novembre del 2006 sulla rivista Nature (3 novembre 2006, Vol 314, pagg: 787-790 e successivi aggiornamenti). E le soprese non sono state piacevoli.

 

Sta accadendo adesso

Sono stati analizzati diversi indicatori e il risultato che emerge è che, «la cosa non è che accadrà: sta già accadendo», spiega preoccupato Nicola Beaumont, ricercatore al Plymouth Marine Laboratory nella nuova edizione dello studio (pubblicato dall’American Association for the Advancement of Science),. E continua spiegando che se la biodiversità marina continua a decrescere con i ritmi attuali l’ambiente marino non sarà più in grado di sostenere la nostra vita, ma non con i ritmi attuali, in assoluto. Tanto per dare un’idea della dimensione di ciò che a oggi è già storia, il 29% delle specie di pesci e di frutti di mare usati per scopi alimentari si sono già ridotte del 90%. ma la cosa ancora più drammatica è che l’aspetto culinario della questione è solo un meno impattante: le specie marine contribuiscono a pulire e filtrare le acque, proteggono le coste e evitano i fenomeni di espansione incoltrollata delle alghe. Secondo quanto affermano gli studiosi, per chi vive vicino alle coste (la maggioranza della popolazione mondiale, per dire) avrà anche problemi con il controllo delle maree, che diventeranno più intense e con la tossicità delle acque non ripulite dalla biosfera.

 

Sorgenti dei dati

I dati analizzati dagli scienziati provengono da 32 diversi esperimenti condotti in diversi amnbienti marini in giro per il mondo cui sono stati aggiunte le informazioni ricavate dall’analisi della storia in 12 regioni costiere tra cui San Francisco e la baia di Chesapeake negli Stati Uniti, il mare Adriatico, il Baltico e il mare del Nord. Quindi hanno preso in considerazione i dati di pesca provenienti da 64 grandi ecosistemi marini e infine hanno misurato la velocità e le modalità di recupero di 48 areee oceaniche protette.

 

C’è una luce in fondo

La conclusione di Worm e colleghi è di facile comprensione: Ogni singola specie vivente in mare è importante e la biodiversità è fondamentale alla sopravvivenza dell’ecosistema marino: dove è maggiore, migliore è la salute delle acque. Ma attenzione, la natura dà pochi segni di avvertimento, la sparizione non è graduale, ma avviene molto velocemente e sempre più in fretta, fanno notare. Ma una salvezza ancora c’è e la soluzione la suggeriscono le stesse cassandre: politiche di pesca sostenibili, controllo dell’inquinamento, manutenzione degli habitat e creazione di più riserve marine. Non è un costo, spiegano, ma un investimento che sarà ripagato da minori tariffe assicurative, da un’industria della pesca più sostenibile, meno disastri naturali e più salute per tutti.

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