Vi ricordate quel pezzo su Camuzzi che lascia la nautica che scrissi nel 2013? No? Non me lo ricordavo nemmeno io. Per fortuna l’ho ritrovato, per caso, cercando altro e scoprendo Nautipedia. Che cos’è Nautipedia? Cerchiamo anche quella…

Così su Google scopro che è un sito che si propone, e lascia intendere sin dal nome, di realizzare la Wikipedia della nautica: un «enciclopedia libera del mare, raccolta “ciclopica” di informazioni on-line in cui vengono trascritte notizie sia storiche che di attualità».

 

A scrivere queste parole è Renato Consolaro (broker di pluriennale esperienza), che firma una sorta di editoriale in cui traccia il ritratto del sito dove, sintetizzo, si riporta qualsiasi cosa riguardi il mare e la nautica, dalle prove e dai depliant pubblicitari di barche nuove e del passato, alle informazioni sui porti, ai fotografi di mare, alle dinastie della nautica, accessori, news, gossip e tutto quello che vi viene in mente sul mare nautico e dintorni. La mente di questo progetto continua invitando il web a partecipare e a inserire anche scansioni di articoli, fotografie, pubblicazioni varie purché di fonte certa: se un autore vuole scrivere, così, di fantasia, attingendo solo al suo sacco di farina, dovrà accompagnare il prodotto dell’intelletto a un curriculum che ne comprovi l’esperienza e la conoscenza dell’argomento. Poi mette le mani avanti, il Consolaro, dichiarando che il «progetto è appena nato ed è quasi utopico, in continua evoluzione ed espansione e non sarà mai finito, né tantomeno sarà mai completamente soddisfacente, perché c’è sempre qualcosa da aggiungere, linkare, approfondire». 

 

Una bella lettera e sincera, che però non accenna neanche alla spinosa questione dei diritti d’autore, della proprietà intellettuale o editoriale di un pezzo già pubblicato. In pratica non dice da nessuna parte come si è regolato con gli editori e con gli autori di articoli presi pari pari da riviste e quotidiani venduti in edicola o presenti online. Non spende neanche una riga a spiegare agli autori-a-loro-insaputa come possano chiedere lumi a questa Wikipedia de noantri. Gran parte dei contenuti di Nautipedia, infatti, sono le copie di cose scritte per qualcun altro e ripostate. Certo, è citata la fonte, ma l’articolo non è accessibile con un link alle pagine del legittimo proprietario (l’editore o l’autore a seconda dei casi), ma è solo il testo ricopiato. Il diritto di cronaca o le necessità giornalistiche consentono a un autore di citare un pezzo già scritto da un altro, ma, pur esplicitando da chi si è preso, senza il consenso scritto dell’autore o dell’editore, la citazione non può andare oltre il 10% dell’opera. E se mi copi tutto quanto sei al 100% che, anche a occhio, è abbastanza differente come cifra.

 

Guardando poi le notizie riguardanti questo mastodontico progetto vengo a conoscenza del fatto che nel settembre del 2013 una serie di quotidiani diede notizia della Wikipedia del mare made in La Spezia. Un’iniziativa presentata come spin-off della società di brokeraggio East Coast Yacht Brokers, creata dal già citato Consolaro «nautico da sempre» , si legge sulla Gazzetta della Spezia, e di Maura De Vercelli, di cui invece non si cita nessun curriculum, neanche un «è andata spesso al mare», per dire. Su Google la signora non esiste. Non che Big G sia Dio (ma ne fa bene le veci, qui nell’Internet), però è pure indice di qualcosa, se non altro che ci tiene molto alla privacy (è invece molto attiva su Facebook, ma di Nautipedia non parla mai). In ogni caso ci si può fare un’idea di quanto siano ben conosciute e autorevoli le menti dietro a questa iniziativa presentata da più quotidiani. 

 

Spulciando poi le pagine di ricerca, noto che su Wikipedia, quella vera, c’è una voce legata a Nautipedia. La apro e scopro che tale Vitriam pone una domanda tecnica allo staff dell’enciclopedia, premettendo: «sto lavorando al progetto Nautipedia (sottoprogetto di wikipedia)…». Al che Wikipedia, per mano di DoppioM, ad aprile 2010 risponde: «Nautipedia non è un sottoprogetto Wikimedia (di cui fa parte Wikipedia): per la lista completa, vedi Wikimedia Foundation#Progetti. Non abbiamo alcun contatto con quel progetto». Viene da pensare che neanche chi ci lavorava consciamente avesse bene idea di che cosa stava facendo. 

 

Ma la domanda è: perché prendere una buona, anzi, una grande idea che con la reale e fattiva collaborazione di tutti (volontaria, però, non sottratta all’insaputa) potrebbe diventare una risorsa di grandissimo valore e invece che svilupparla nel modo giusto si è provato a farla fruttare con la lungimiranza da «furbetti der quartierino»? Perché provare a generare traffico sottraendo contenuti altrui? Perché, insomma tutta questa fatica e tutti questi rischi, anche legali, se poi, nel 2015, quando dovevi diventare un «progetto world-vide» non ti conosce (quasi) nessuno?

 

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