In principio era il caos. Ora è lo stesso. Stiamo attraversando un momento difficile che non risparmia neanche un settore. E la nautica è un settore. E quindi, per sillogismo, non è risparmiato. C’è però un aspetto della nautica che resiste ed è la vela. Resiste, non conquista. Vale a dire che non retrocede a grandi passi come tutti gli altri settori del comparto.

E non sono solo i grandi eventi come l’arrivo di un team cinese sponsorizzato dalla Dongfeng Commercial Vehicle alla prossima Volvo Ocean Race. Non è il “solito” affollamento alle regate oceaniche di stagione, dall’entusiasmo della Mini Transat al picco della Transat Jacques Vabre, passando per l’atmosfera tra il serio e il faceto della Arc. No, a dimostrare che la voglia di vela è più forte della miseria in cui vertono gli italiani lo dimostrano le regate di circolo, sempre seguite, ben più dei mega eventi del tempo che furono. Lo dimostrano le uscite di chi ha il barchino per andare a tirare due bordi. Lo dimostrano gli alberi ormeggiati lungo le banchine del salone di Genova (che anche quest’anno, come lo scorso, s’è salvato grazie alle barche a vento). Lo dimostrano i tanti appassionati di sport che hanno, per l’ennesima volta, scoperto che la vela è anche una cosa che si può vedere in tv (o meglio su display, considerato il successo che iniziative web come quella di Sailing & Travel hanno avuto in termini di contatti).

Insomma stiamo quasi per diventare un paese di velisti. Ora basta che si cominci a pensare che: se hai la barca sei prima di tutto uno che ama andare per mare e poi qualsiasi altra cosa (evasore, delinquente, puttaniere e via squalificando); la vela è uno sport come gli altri (provate a diventare dei tennisti o degli sciatori e poi mi dite se non sono sport alla portata di tutti); per chi può accedere a posti barca a costi da concessione demaniale e può eseguire in proprio i lavori da invernaggio fare l’armatore è questione di poche migliaia di euro l’anno (con poche intendo due o tre, per avere un 30 piedi e pensate a quanto risparmiate di alberghi o affitto durante le vacanze). Fatto questo potremmo essere, per quanto riguarda l’andare per mare, come i neozelandesi.

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