Posta una foto di una barca nuova. Anzi, di una barca… chiamiamola innovativa, qualsiasi cosa ciò voglia dire. Poi aspettati i commenti. Il 70 percento di chi si sente velista la considera brutta, inutile, offensiva, escrementizia, se non, a volte, addirittura pericolosa o immorale. 

 

Peggio che mai se la barca è grande e decisamente fuori dagli schemi. Qui non si parla del diritto di criticare qualsiasi cosa, ci mancherebbe altro. Né il fatto che si esprima un parere estetico, uno può dire in tutta libertà: «quella barca mi fa schifo, perché è brutta». Ma non può dire che è sbagliata perché non è come quelle che c’erano prima. Questo detto senza ritornare sulla ben nota passione di noi velisti di parlare male gli uni degli altri (io lo sto facendo proprio in questo momento, tanto per non abbassare la media), né sulla diatriba se sia meglio il nuovo o il vecchio.

 

La barca d’epoca del futuro

Ciò che mi stupisce è che si nega al progetto di oggi (vedi lo scow da 90′ progettato da Reichel&Pugh in apertura), la possibilità di poter essere, tra 100 anni, il nuovo Orion, un nuovo J Class, una nuova Croce del Sud, Creole, Avel o qualsiasi altra barca d’epoca abbiate ammirato in uno degli ormai tanti raduni d’epoca. Le accuse più frequenti: roba da russi o arabi. E allora? non hanno gusto? spendono e spandono solo per farsi vedere? non hanno tradizione? Nel primo caso, sono fatti loro, se non vi piace non guardatela. Nel secondo, i ricchi hanno sempre ostentato la loro ricchezza (o per lo meno la maggior parte) altrimenti per cosa si spaccano le teste a lavoro per 12 ore al giorno tutti i giorni? Le storie di begli ereditieri che vivono di rendite sono ben poche nel mucchio dei grandi spender. Nel terzo caso, controllate su Wikipedia, russi e arabi hanno sempre navigato. Detto ciò, non dimentichiamo che i suddetti russi e arabi quando costruiscono i loro colossei in mezzo al mare danno da mangiare a molte famiglie italiane. Se non fossero arrivate le bianche tuniche degli arabi a comprare le barche dalla fine degli Anni 70 e poi i russi dalla fine dei 90, molti cantieri italiani oggi ancora in vita non ci sarebbero più e molti altri non ci sarebbero stati proprio.

 

Grande è sempre bello?

b2ap3_thumbnail_blog-le-nuove-barche-epoca-orion.jpgRiguardo alla grandezza, perché si perdona, anzi si osanna, in un manufatto del 1910 e si condanna nello stesso tipo di oggetto costruito 100 anni dopo? Perché uno è fatto a mano in legno e l’altro è costruito su stampo in laminati complessi e fibre esotiche? Eppure sono entrambi figli dell’ingegneria umana e dell’abilità costruttiva di esperti tecnici navali. Entrambi rappresentano lo stato dell’arte nel momento della loro nascita. Sono entrambe oggetti molto grossi e costosi costruiti per persone molto ricche che vogliono andare per mare a fare quello che preferiscono: essendo la stessa cosa, vorrei sapere, che cosa è che nobilita la vecchia e, allo stesso tempo, volgarizza la nuova? In cosa una è pura e l’altra è sporca? Un 50 metri all’ormeggio monopolizza una baia, indipendentemente dal fatto che sia una barca bella ed elegante come l’Orion (in foto sopra, che è lunga solo 48, ma pigliamo buona l’approssimazione) varata nel 1910 o il Salt (che è ancora un progetto) o una cosa più reale, ma altrettanto criticata (e criticabile) come il Wally Another Place (nella foto sotto). 

 

Comunque schiavi di qualcosa

b2ap3_thumbnail_wally-another-place.jpgAltra critica, oltre, all’impatto ambientale, è l’assenza di contatto con il mare e con la vela. E l’armatore della suddetta barca, l’Orion, intendo, quanto è velista? E quello dell’Another Place? Uno per l’elettronica, l’altro per la manovalanza, sono comunque dipendenti da un aiuto esterno per uscire a fare due bordi. Non diciamo per andare in regata. E perché in termini di fruibilità i muscoli sono preferibili al software? in cosa sono meglio? si stancano, mangiano, fanno rumore, occupano spazio: in crociera mica devo per forza avere 50 persone in coperta ogni volta che voglio andare a fare il bagno… per romanticismo, certo i marinai coi baffi, in tuta bianca col cappellino… da marinaio appunto, poi però, se scioperavano, come successe a T.O.M. Sopwith, ti giocavi la Coppa America. O, più semplicemente, non uscivi a fare i bagno. Da notare che l’oggi ammiratissimo J Class era, come si legge nel link sopra, una barca che non aveva niente a che fare con le sue contemporanee. Per i materiali utilizzati era più simile a un aereo da caccia che al suo avversario Rainbow.

 

Liberi di amare

Uno ha il diritto di amare ciò che ritiene più affine alle sue corde. Ha l’assoluta libertà di esaltare ciò che ritiene bello e venerabile. Ma dovrebbe avere l’umiltà morale di pensare che magari quell’architetto navale, quel progettista o quel designer abbia visto un po’ più in là di lui. Gli potrebbe stare presentando oggi quello che i suoi nipoti ammireranno alle regate d’Imperia del 2115. Ribaltando la situazione, non vi sareste sentiti dei privilegiati se foste stati i primi a vedere un Britannia (quello del 1893 progettato da George Lennox Watson per Edoardo VII d’Inghilterra e trasformato poi in uno dei primi J Class), o il Columbia del 1871 o il Vigilant di Herreshoff della fine degli Anni 80 del XIX secolo? D’altra parte anche allora c’era la guerra tra chi, come gli inglesi, preferiva le barche strette e profonde (plank on the edge, le tavole sul bordo) adatte alle loro arie gagliarde, che però, una volta giunte sulle coste degli Stati Uniti, erano surclassate dagli skimmin’ dish (i dischi che portano via la schiuma dal latte) larghe e poco profonde, perfette per le ariette yankee, veloci, ma tuttavia poco abitabili e quindi anche poco adatte ad attraversare gli oceani.

 

Impariamo dalla storia

La battaglia, che sia dei cutter contro gli sloop, dei monotipi contro le barche a rating, delle barche grandi contro le piccole c’è stata e ci sarà sempre, ma per cortesia, anche se siamo velisti, cerchiamo di imparare dalla storia: le barche nuove, quando appaiono, hanno sempre qualcosa di non visto prima e che fa scuotere la testa a chi pensa che tutto ciò che c’è di buono sia già stato fatto. E se può essere vero che una barca vecchia ha più fascino di una nuova, sfido chiunque a dire che un First 40 del 2015 non sia più veloce, più comodo, più facile da portare e più economico di un 30-linear rater come Zinita disegnato da William Fife (III) nel 1901.

 

Commenti

CONDIVIDI