In una Praga degli Anni 30, vedendo entrare una coppia nel ristorante dell’Hotel de Paris, il maitre pronostica al giovane e ambizioso cameriere Dite, dove i due si siederanno, che cosa ordinerà la signora e cosa il signore. Alla fine della serata, il protagonista del romanzo di  Bohumil Hrabal, chiede esterrefatto al suo superiore come sia riuscito a prevedere tutto.

 

Il maitre rispose: «Ho servito il re d’Inghilterra». Ecco, anche senza arrivare a poter rispondere con la frase che dà il titolo all’opera letteraria, chi ha un po’ di esperienza per barche e per banchine riesce con pochi sguardi a capire chi ha davanti. Perché ogni tipologia di regatante ha le sue fisse, le sue regole e le sue caratteristiche. Soprattutto ognuno ha i suoi punti deboli e i suoi amori. Riconoscendo i tratti distintivi di ognuno, già dopo pochi minuti, potrete decidere se  dargli spago sui suoi argomenti preferiti, o mandarlo in bestia giocando sulle sue debolezze.

 

Il regatante Orc 

Manco fosse un medium, può combattere per ore contro nemici invisibili: dovendo fare i conti con il tempo compensato può capitare che la regata la vinca qualcuno che arriva sul traguardo ore dopo il primo. Schiavo dello stazzatore, vive alla ricerca di chi gli trova il sistema per ridurre il Gph di almeno un secondo al miglio: c’è sempre una barca uguale alla sua che però paga meno. Uno dei paradossi di Zenone recentemente ritrovati recita: se due persone hanno la stessa barca stazzata Orc, l’altro avrà sempre un rating migliore. La sua lettura preferita sono i cosiddetti “zeri”, i compensi di tutti i i partecipanti, e a fine regata la parte pensante del pozzetto (timoniere, tattico, il tailer più smaliziato, il randista perchè è lì nel mezzo e l’armatore, indipendentemente dal ruolo) si trova, a fare i conti sugli altri equipaggi per cercare di capire, prima delle classifiche: come è andata oggi. Sempre bello assistere alle spiegazioni date all’amico non velista, sul perché non si sa come è andata finché non escono le classifiche. Un po’ come scoprire se alla tua fidanzata è piaciuta la notte di sesso solo dalle occhiate che ti rivolgeranno le sue amiche la prossima volta che le incontri.

 

Il monotipista

Ha due fisse. La prima è la leggerezza: sbarcare tutto ciò che non è fondamentale. Mettetevi d’accordo prima con lo skipper cosa considera fondamentale, per qualcuno, visto che non sono di stazza, anche acqua e panini vanno lasciati a terra. La seconda mania è regolare la tensione delle sartie. Il monotipista evoluto vive in simbiosi con il suo tensiometro e quando è passato dal J 24 in cui servivano due strumenti per regolare le sartie, al Mumm 30 in cui ne bastava uno solo, a volte si commuoveva. Non parlategli di rating o di tempo compensato, trova certe deviazioni pericolose e condannabili come la pedofilia: le regate sono solo in tempo reale. E se non si disputano almeno tre prove al giorno allora tanto vale stare a casa.

 

Il laghè

Cesella raffiche e buoni come pochi altri, ma è condizionato dalle pareti del lago e il suo orizzonte naturale è limitato a pochi gradi. Quando degli equipaggi incoscienti o degli scriteriati calendari agonistici lo trascinano per le prime volte in mare sono leggendari i suoi momenti di smarrimento di fronte alla sconfinata apertura del campo visivo (Quanta acqua, quanta acqua!). Oltre ad essere infastidito da tutto quel sale che brucia le labbra e che obbliga a lavare le barche a fine giornata, prova grande frustazione per non avere dei riferimenti fissi a terra a ogni bordo. Per questo motivo, alcune classi veliche come i Protagonist o gli Asso crescono e si riproducono solo in acque dolci. Se siete riusciti a portarlo in crociera, chiedetegli di ancorare e sentite che scusa inventa per non prendere parte alla manovra. Comprensibile, non l’ha mai fatto, ma d’altra parte chi dà ancora con 300 e passa metri di fondale?

 

Segue. Nella prossima puntata: l’oceanico, il regatante d’epoca e il casuale.

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