Ho ricevuto un lungo commento del lettore Sailhobby al mio post sui Cat. Gli risponderò direttamente qui, visti i problemi di spazio dei singoli commenti. Qualunque vostra riflessione in merito, è ben accetta!


1. La velocità

Commento
entusiasmante vedere barche che volano a 40 nodi, all’inizio rimani a bocca aperta, ma dopo le prime 2 o 3 regate sei assuefatto. Inoltre queste enormi velocità portano anche a enormi differenze prestazionali, mi spiego meglio: mentre nei monoscafi le differenze prestazionali sono spesso nell’ordine di decimi di nodi, qui sono nell’ordine di nodi, questo significa che mentre il gap di 2-3 decimi di nodo può essere colmato con una partenza davanti, la bravura dell’equipaggio, una buona tattica, una buon copertura ecc., quando le differenze sono nell’ordine dei 2-3 nodi questo diventa molto più difficile, come penso in questa coppa si sia visto.

Risposta
Non credo che ci si assuefaccia alla velocità più di quanto ti assuefai a tutto ciò che ti circonda. La decima volta non ti emoziona quanto la prima, e la centesima non quanto la decima, anche se si parla di qualcosa che ami fare. E questo vale per tutto: che sia una discesa sugli sci, una strambata con vento forte o una serata con la stessa ragazza. Le grandi velocità danno grossi distacchi, ma anche grandi possibilità di recupero (o di separazione). Con la barca più lenta in genere è più difficile recuperare, tant’è vero che le barche considerate tecniche sono dei chiodi con tanta tela: Finn, Star, classi metriche come i gloriosi 12 M.S.I, per rimanere in ambito Coppa America, o anche gli stessi Iacc. Tanta superficie da regolare alla perfezione per guadagnare quel decimo di nodo in più. Tattica, strategia e conduzione non cambiano molto: si adattano solo al mezzo. Quello che in questa coppa si è visto è ancora una grande disparità di progetto, male adolescenziale di ogni nuova classe velica (pensa a come erano diversi gli Iacc del 1992 da quelli del 2007).  Non dico che questi Cat siano le barche migliori del mondo o che l’evoluzione della vela agonistica o anche solo della Coppa debba passare di qua, dico che è una strada legittima come un’altra. E sopratutto queste barche sono passate da navigare a 35 nodi a oltre i 50 (pare, di sicuro oltre i 49,5) nell’arco di un anno: un’evoluzione incredibile.

2. Il Match Race

Commento
In questa coppa praticamente non si è visto e nelle regate ETNZ – Oracle ci esaltiamo per poco non essendo più abituati: il prestart, forse il momento più entusiasmante è stato praticamente annullato; le manovre, fonte di errori e dove si misurava la bravura e la freddezza degli equipaggi, completamente eliminate; collisioni e contatto ravvicinato ridotti notevolmente, perché in caso di collisione ci sarebbero morti e feriti; la tattica praticamente annullata con i limiti del campo; il sistema delle penalità incomprensibile e il fatto che si debba scontare immediatamente ha eliminato gli scontri ravvicinati nel tentativo di ridare la penalità (mi ricordo nelle precedenti edizioni addirittura di barche con un vantaggio non sufficiente per fare una penalità che aspettavano l’avversario per ingaggiare un duello).

Risposta
Certo i multiscafi sono più lenti a manovrare e il circling in partenza è stato annullato, spesso non si va neanche al dial up. Questo però non si può cambiare e questo, per gli amanti del corpo a corpo è di sicuro un limite. Le manovre sono annullate perché si è scelto di metter un’ala rigida al posto di una randa, e non avere vele da portanti, ma le manovre stanno scomparendo un po’ da tutte le barche: già il passaggio dal tangone al bompresso ha ridotto di molto il lavoro a bordo di qualsiasi barca. Però saper manovrare rispondendo ai tempi della barca è comunque fondamentale: ripensa a quello che è successo ai neozelandesi qualche settimana fa contro Luna Rossa: una manovra in ritardo e si sono ritrovati con due persone in meno a bordo e la barca con danni evidenti. Sperare nella collisione mi sa un po’ di sciacallo, certo, è spettacolare, ma come lo è un incidente durante un Gran Premio è un’eventualità possibile, ma non auspicabile. Qui ci si sta un po’ più attenti perché i rischi sono più grossi, ma appena aumenterà la cofidenza col mezzo e la situazione lo richiederà non mancheranno le papagne, ne son sicuro. La penalità fatta con il rallentamento è un modo legittimo quanto il 360 o il 720 (sono i gradi dei giri da fare compiere alla barca per autopenalizzarsi), il gioco tra te la do, me la dai, una sorta di «ce l’hai!» della vela, si fa sempre quando hai la possibilità di farlo. Anche se non hai penalità da scontare: invece di portarti in pari annullando la tua penalità la dai una in più all’avversario. Torno a ripetere, il cat è meno agile di un monoscafo, ma l’assenza di MR è più figlia della differenza di prestazioni che dei doppi scafi: ditemi quanto Match Race avete visto ai tempi tra un Luna Rossa e Shosholooza, per citare due nomi a caso?   

3. I costi

Commento
Non è vero che i costi di queste barche sono equivalenti a quelle del 2007. Questa edizione è costata un 25% in più per i team partecipanti. Infatti a fronte dei 70-75 milioni di badget per i team del 2007, in questa edizione per partecipare senza avere nessuna chance di vincere occorrevano sui 100 milioni (badget di Artemis e Luna Rossa), non oso immaginare quanto abbia speso Oracle, visto che ha rotto una barca con la scuffia l’anno scorso e ha praticamente dovuto rifare il suo progetto per cercare di adattarlo al full foiling.

Risposta

Hai i numeri ufficiali? In ogni caso, stando a quanto dichiarato, Oracle ha tirato fuori un paio di 100 milioni, Emirates 90, in totale. Le barche costano circa 10 miluini l’una: sei milioni il corpo del cat, l’ala tre e i foil uno. Poi c’è tutto il resto: shore team, equipaggi e team progettuale, cosa identica a tutte le scorse edizioni. Prendiamo come buoni i numeri dichiarati nel 2007  e nel 2013: non mi sembra tutto questo incremento passare da 75 a 90 per vincere la Coppa America. Contando che qui si è giocato con barche totalmente da inventarsi. Il problema dei costi è una foglia di fico: sai quanto spende una casa automobilistica per il solo lancio stampa di un modello? Circa 10 milioni di euro. Poi ci vuole tutta la campagna pubblicitaria in tutti i paesi in cui è distribuita… e stiamo parlando solo di pubblicità. Nel 2010 la Quatar Foundation ha speso 150 milioni per sponsorizzare le maglie del Barcellona ed eravamo in piena crisi. Non credi che sia possibile trovare uno sponsor che sostiene un’impresa sportiva di livello assoluto spalmata su un arco di tre anni? Il problema è quanta visibilità garantisci allo sponsor, non quanto gli chiedi. E in questo, gli organizzatori della Coppa, hanno davvero sbagliato quasi tutto.

4. Questi cat non sono marini

Commento
Stanno regatando in una campo di regata dove, a parte la corrente, ci sono condizioni ideali: 0 onde e vento regolare sempre dalla stessa direzione (mi viene il dubbio che le boe le abbiano rivettate al fondo a luglio :)); ma in un campo di regata con salti di vento ma soprattutto onde che cosa succederebbe???

Risposta
Domanda capziosa, come dire che la Red Bull da Formula 1 non può fare la Dakar… eh, certo a Monza vince, ma cosa succerebbe se dovesse affrontare delle dune di 20 metri? Queste barche, come ogni altra barca di Coppa, nei limiti del regolamento è progettata e costruita per adattarsi nel migliore modo possibile alle circostanze che trova. I 12 metri di Newport non erano gli stessi di Freemantle. Il problema non sono i multiscafi: potresti dire che le barche con cui hanno battuto i record del Jules Verne, il giro del mondo a vela, sono poco marine? Se vorranno tenere dei multi anche nelle prossime edizioni si inventeranno dei mezzi adatti alle acque in cui si regaterà. 

5. Se le regate dell’America’s Cup sono entusiasmanti bisogna ringraziare SPITHILL e qualche errore di ETNZ

Commento
Analizziamo le regate race 1 al gate 2 Dean Barker in uscita ha orzato troppo permettendo a Oracle di avvicinarsi e di ingaggiarsi sottovento a questo punto Barker è stato costretto a virare sotto velocità per evitare la penalità, manovra che con i cat ti fa perdere tantissimo, nel successivo duello di virate si è vista la superiorità kiwi; race 2 i kiwi non ha sbagliato nulla e hanno condotto dall’inizio alla fine regata noiosa; race 3 grandissima manovra di Spithill che fa abboccare in pieno Barker, dopo la penalità ETNZ si lancia all’inseguimento recupera una discreto distacco cominciando un duello di virate, dove ancora una volta si vede la superiorità kiwi, soprattutto nel sorpasso avvenuto dopo una virata sottovelocità dei kiwi; race 4 regata perfetta di Oracle, grande partenza di Spithill, con Oracle che in bolina è dalla parte guista e riesce a buttare i kiwi nella corrente, riuscindo così ad arginare la loro rimonta. Morale: non si può sempre e solo contare su uno straordinario timoniere per avere regate avvincenti, perché di Spithill ce n’è solo uno!

 

Risposta
Quello che racconti è indipendente dalla barca con cui si regata. Se dai un monotipo a un velista e a uno sciatore, secondo te, chi vince le regate? E comunque le regate non le vince solo il timoniere e non le perde solo il prodiere. A meno che tu non sia su un singolo. 

6. Conclusione

Commento

Concludo auspicando che nella prossima coppa si passi a monoscafi plananti, tipo i TP52: sono molto manovrieri, veloci in poppa e costano molto meno, insomma gli ingredienti ideali per avere tanti partecipanti e regate avvincenti!

Risposta
Legittimo auspicarsi qualsiasi cosa, ogni opinione è lecita e, al contempo, opinabile per definizione. Ti auguri dei TP52: perché sono manovrieri (come qualsia altro monoscafo), perché sono veloci in poppa (ma la velocità non era nemica o comunque non interessante?) e perché costano meno (nulla da obiettare), ma a favore di chi? Il circuito dei TP52 c’è già e sta, purtroppo navigando con meno fasti di qualche anno fa: perché i tycoon, da sempre l’anima della Coppa, con l’unica eccezione dei neozelandesi, dovrebbero aspirare alla coppa con una cosa che hanno tutti? Da Lipton in giù a nessuno dei nomi che hanno fatto grande la Coppa è mai fregato nulla di avere una manifestazione popolare. Quello che gli interessava è conquistare, nel modo più spettacolare possibile, la Coppa.

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