Sembra che non si possa più fare a meno di volare quando si veleggia. In massa hanno cominciato i piccoli Moth. Poi è toccato ai cat dell’America’s Cup. Oggi navigano in foiling Laser, i windsurf, i kitesurf e persino i surf da onda. Ma va davvero bene per tutti?

Certo, c’è un piacere sottile nel fare quello che non si potrebbe. È bene specificare il condizionale perché se si riesce a fare, vuol dire che l’impedimento è solo formale. A volte è la legge degli uomini che prova a impedirlo: non si uccide, non si ruba, non si fuma in ascensore, non ci si mettono le dita nel naso in pubblico ecc. E qui conta più la volontà di essere ligi alle regole (o la paura elle conseguenze), che la reale impossibilità di realizzare ciò che è proibito. In altri casi sembrano le leggi della fisica a opporsi. Non si può superare la velocità della luce, i fluidi sono incomprimibili, le barche a vela non volano.

 

b2ap3_thumbnail_blog-foiling-5.jpgNon potendo per il momento travalicare i vincoli che da Archimede in poi, passando per Newton ed Einstein abbiamo ben imparato a conoscere è a questo punto che l’istinto innovatore dell’uomo spinge a trovare soluzioni che aggirino il problema.  Infatti sempre più velisti dimostrano che è possibile, anzi consigliabile, fare volare una barca a vela. A essere pignoli a volare è solo lo scafo, mentre una o più appendici idrodinamiche, timone compreso, rimangono immerse per dare al battello la spinta necessaria a staccarsi dal pelo dell’acqua e a proseguire la navigazione qualche spanna sopra i flutti.  

 

L’idea di aggiungere delle pinne inclinate per spingere fuori dall’acqua lo scafo e ridurre così la resistenza all’avanzamento non è nuova. Risale addirittura al 1869, quando il parigino Emmanuel Denis Farcot brevetta a Londra il primo hydrofoil, che però rimane solo uno schizzo su carta. I primi esperimenti concreti in questa direzione, sono dell’inizio del 900, ma rivolti alle barche a motore. Si dovranno attendere gli Anni 50, anche per mano della Marina Usa, per vedere il Monitor, la prima barca a vela che naviga con lo scafo fuori dall’acqua grazie a un complesso sistema di alettoni metallici. Da allora in poi è tutto un fiorire di barche che volano, spesso multiscafi: catamarani e trimarani, più leggeri e potenti di un monoscafo quindi più adatti a sollevarsi (anche la famosissima Hobie Cat progettò e produsse il suo Trifolier, uno scafo centrale tenuto sospeso da due piccoli pattini laterali che portano anche un albero ognuno).

 

b2ap3_thumbnail_blog-foiling-4.jpgParadossalmente, però a dare il grande impulso e a rendere il foiling popolare è stato un piccolo e vecchio monoscafo, l’International Moth (a sinistra), i cui primi esemplari della classe apparvero intorno al 1925 in Usa e in Australia anche se la loro evoluzione è sempre stata costante tanto da rendere imparagonabili le barche originali e quelle attuali. Nel 1972 ci fu il primo tentativo riuscito di far decollare con successo la barca, ma la grande diffusione di derive e timoni a T rovesciata è iniziata nel 2000. Dopo sono arrivati i catamarani di Coppa America, gli Ac72, fatti diventare volanti dai neozelandesi nel 2012 (l’idea originaria non lo prevedeva), così si è riusciti ad avere barche a vela che sono riuscite a navigare due volte e mezzo più veloci del vento, sfiorando più volte il mitici muro dei 50 nodi a vela.

 

b2ap3_thumbnail_blog-foiling-2.jpgA questo punto, una volta rotto l’argine creativo, ognuno si inventa il suo giocattolo. Ormai esistono anche catamarani con foiler per la crociera come il Gunboat G4 (anche se talvolta le cose si fanno impegnative). Per non parlare dei cat da regata. Volano gli Ac45 Turbo, con cui si disputano le America’s Cup World Series, le regate di avvicinamento alla Coppa; i GC 32; o i Flying (appunto) Phantom, scelti dalla Red Bull per il suo Foiling Generation, circuito mondiale di regate destinato a scovare i migliori talenti giovanili e voleranno anche gli Ac48, i prossimi cat di Coppa. Poi hanno messo i foiler ai Laser, ai windsurf, ai kitesurf e infine, non potevano mancare, ai surf da onda (foto sotto).

 

b2ap3_thumbnail_blog-foiling-3.jpgC’è da dire che se su una barca a vela navigare sopra l’acqua è qualcosa di realmente diverso ed emozionante, sulle tavole, che già di natura stanno sopra l’acqua quando navigano (sono sempre in planata) questi accessori sembrano più limitanti che forieri di nuove potenzialità: diminuiscono la manovrabilità sia in navigazione sia nei salti. Quindi è facile prevedere che nei prossimi anni si vedranno sempre più barche volare coi foil, ma sempre meno tavole in bilico su quello che sembra in ago che tiene piantata una farfalla a qualche centimetro dal foglio del collezionista. D’altra parte confrontate quanta strada hanno fatto i catamarani “normali” negli ultimi 30 anni e quanta poca i catamarani windsurf. Si potrebbe dire, come ragionamento accessorio, che mentre le barche a vela sono ancora in grado di evolvere in nuove cose, e il successo del foiling lo dimostra, tutti gli sport con la tavola sono destinati a restare estremamente fedeli a sé stessi.

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