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Barche a vela che superano i 60 nodi… barche a vela… cosi strani che si spostano a vento, ma va bene, non facciamo quelli che: «ai miei tempi era diverso….». Ma insomma il Vestas Sail Rocket 2 è andato ben oltre i 100 km/h (65,45 nodi di media sui 500 metri, per la precisione, a Walvis bay, in Namibia) spinto solo dalla sua vela.

 

Poi windsurf che planano oltre i 50, la cifra che per anni ha rappresentato il muro tanto simbolico quanto invalicabile per le normali barche a vela (e il windsurf già non è considerato tra queste, dai puristi): Antoine Albeau con i suoi 52,05 nodi fatti segnare nel canale di Luderitz (sempre in Namibia, la capitale della velocità) si è avvicinato ai 55,65 che Rob Douglas tenne per i soliti 500 metri nel 2010, ma trainato da un kite. Sta per terminare il Vendée Globe 2012-13 e Francoise Gabart, per ora, ha già abbassato di quattro giorni il record di percorrenza da Les Sables d’Olonne a Capo Horn, ultimo angolo da girare prima di vedere la strada del ritorno, su lungo l’Atlantico: nel 2009 le Professeur Desjoyeaux ci mise 56 giorni.

Giovanni Soldini è anche lui a caccia di record. Con il Vor 70 Maserati naviga all’altezza dei tropici con la prua puntata a sudovest, l’obiettivo è arrivare a San Francisco il più velocemente possibile dopo aver lasciato New York il 31 dicembre scorso: 13225 miglia nominali da percorrere in meno di 57 giorni, 3 ore, 2 minuti per battere il tempo che impiegò nel 1998 Yves Parlier e il suo Aquitaine Innovation a ripercorrere la rotta che i clipper seguivano quando conveniva girare intorno a tutto il continente americano via mare piuttosto che attraversarlo via terra (pensa te in che stato dovevano essere le strade, a quei tempi). Tra un po’, diciamo una settimana scarsa, chi scende e chi sale per l’Atlantico dovrebbero sfilarsi, uno accanto agli altri. E su tutti i certificatori del World Sailing Speed Record Council (Wssrc), l’ente con base inglese, che da 40 anni decide chi va e a quanto.

Una domanda, ma perché ci si danna tanto per essere l’uomo di un momento? Perché un record è così ambito, spesso più di una regata? Alla fine nel record la componente fortuna gioca un grande ruolo: ognuno parte quando vuole, ma non basta essere bravo, deve sperare che la meteo lo benedica per tutto il tempo (voglio vedere chi pensa di avere previsioni precise per quasi due mesi). Se vinci una regata sei stato il più bravo di tutti, a parità di condizioni, anche se ci hai messo il doppio del tempo impiegato l’edizione precedente. Il record è destinato a essere battuto, e prima che dall’uomo dalla tecnologia. Allora, cosa è che spinge la gente a rischiare anche la salute per essere un eroe a tempo determinato?

 

 

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