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Carlo Croce è stato eletto di nuovo presidente della Federazione Italiana Vela (Fiv). Ma Carlo Croce è anche presidente dello Yacht Club Italiano, il più antico circolo nautico d’Italia, fondato nel 1879. E Carlo Croce è però pure recente eletto presidente dell’Isaf, la federvela mondiale, per il prossimo quadriennio, fino alle Olimpiadi di Rio. Ma insomma, quante ne fa Carlo Croce?

Tante e bene, a quanto pare. Allo Yci c’è dal 1997. Alla Fiv è al secondo mandato, il primo è iniziato nel 2008. All’Isaf è arrivato a novembre scorso. È figlio d’arte certo, suo padre Beppe fu presidente dell’Isaf quando ancora si chiamava IYRU, dal 1969 al 86, riuscito a farsi eleggere al tempo in cui gli anglosassoni pensavano che un mediterraneo si occupava di yachting perché, al massimo, faceva l’ormeggiatore. Inoltre il 68enne genovese, come si legge nel suo profilo alla pagina Isaf (http://www.sailing.org/meetings/generalassembly/Carlo-Croce.php), dal 2007 è anche presidente del Comité International de la Méditerranée, organizzazione fondata dallo Yacht Club de France, Yacht Club Italiano e Real Club Nautico de Barcelona e che si occupa di raduni e regate di barche d’epoca. Inoltre, nel 2009 è stato eletto presidente di Italia 70, la sfida alla Volvo Ocean Race mai partita nonostante avesse Giovanni Soldini tra i capofila (non crediamo che oggi questo impegno porti via al buon Carlo troppo tempo).

A indagare per la rete, c’è solo una voce che fuoriesce dal coro degli entusiastici sostenitori. Una missiva anonima, intitolata Velanfatta, è stata recapitata lo scorso ottobre ai Comitati di zona della Fiv. Spara a zero sulla gestione della federazione a tutti i livelli dirigenziali e non perdona neanche il sommo Croce: «Ricordate l’uomo dell’anno? (..ma si, ora è chiaro, era una presa per il sedere). Voleva fare un mestiere per il quale non aveva le cose di famiglia.. E di figli sistemati ce n’è un bel po’, vero Presidente? Ma lei non era quello dell’intransigenza meritocratica a tutti i livelli? Lei non è quello che ha invocato le selezioni secche (sic!) accusando slealmente, ce lo lasci dire, il suo predecessore, di clientelismi e favoritismi (sono sue dichiarazioni scritte, agli atti). Se volete possiamo parlare degli sponsor di prestigio che dovevano farci ricchi. Chi li ha visti? Ah, ma c’è la crisi. Giusto, però per per le iniziative del Presidente e del suo Club i milioncini arrivano». Certo, è molto arrabbiato, ma è uno solo.

Per gli altri c’è solo l’entusiasmo. Addirittura si narra una storia edificante sulla rettitudine di Carlo. Con il suo prodiere, Luciano Zinali, dovevano difendere i colori italiani con l’Fd alle Olimpiadi di Montreal 1976. Le barche in vetroresina stavano cominciando a soppiantare gli scafi in legno: più rigide, quindi più veloci. Impossibile trovarne una nuova, il cantiere concessionario era a regime completo e la produzione era già destinata, non sarebbe stato possibile avere una barca fino a Olimpiade terminata. Dopo le preolimpiche, però, uno dei team già plasticati, decide di mettere in vendita il suo Fd. La coppia Croce Zinali lo rintraccia per primo. Inizia una trattativa, allungata dall’indecisione del venditore di decidere un prezzo. L’equipaggio già designato per la competizione sacra a Olimpia torna a confrontarsi, quindi, con l’allora presidente della Fiv: Beppe Croce che, saputo il prezzo, staccò un assegno federale per dare all’Italia una barca competitiva. Carlo, a quel punto, ringraziò il padre e stracciando l’assegno spiegò: «Abbiamo pochi soldi in Federazione e se li prendo io pensano che tu abbia fatto un favoritismo quindi non possiamo accettare l’offerta».

Quindi, sospendiamo il giudizio e aspettiamo di vedere cosa succederà. Teniamo d’occhio Genova e le regate targate Yci; poi vediamo se a Rio 2016 e nei mondiali di avvicinamento all’evento olimpico le medaglie italiane aumenteranno e vediamo poi come diventerà l’Isaf. A quel punto sapremo esattamente chi abbiamo scelto. E se ha fatto bene alla vela. Io, se non altro per simpatia, mi sento di dargli credito.

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